Monsignor Luigi Negri è stato vescovo a Ferrara dal 2012 al 2017 (Foto Business Press)
Monsignor Luigi Negri è stato vescovo a Ferrara dal 2012 al 2017 (Foto Business Press)

Ferrara, 11 gennaio 2019 – Monsignor Negri, cosa ne pensa del decreto Salvini?

«Per le poche informazioni che ho, mi pare un passo per regolarizzare un po’ perché fino ad ora è stato possibile tutto e il contrario di tutto. E’ stato possibile che gli jihadisti fossero qui, facessero le loro cellule, partissero per fare attentati e noi, di fatto, quasi costretti ad assistere».

L’arcivescovo Gian Carlo Perego si è schierato dalla parte dei sindaci e delle Regioni pronte al ricorso alla Consulta e dicendo sì al’obiezione di coscienza...

«Il problema dell’obiezione è da utilizzare con estrema discrezione. Non è che tutto ne possa diventare oggetto. Credo che, citando la Costituzione, con il decreto Salvini non siamo di fronte a leggi che vanno direttamente contro valori condivisi dalla maggioranza del popolo o minano la tradizione culturale di un Paese. Un Paese che ha combattuto fino in fondo perché non ci fossero reali obiezioni di coscienza su questioni come aborto o divorzio, non mi pare che adesso debba scapicollarsi a far diventare un problema di coscienza una disposizione di carattere amministrativo che un ministro degli Interni ha tutto il diritto di emanare».

Al Carlino, uno studente della Guinea ha parlato di un decreto che viola i diritti di tutti. Concorda?

«Non mi pare che, dall’impressione generale che si ricava, siano in primo piano delitti e reati contro una parte sociale o un’altra. E’ un tentativo di carattere amministrativo e come tutti migliorabile. Siamo sempre in un Paese in cui non è stato fatto niente fino a un certo punto, poi si comincia a fare con tutte le approssimazioni, ma il problema è sempre dimostrare che è sbagliato»

Accoglienza e integrazione, qual è la differenza?

«Fin dal mio arrivo a Ferrara ho voluto sostenere che l’accoglienza si pone a livello generale nella vita della convivenza sociale e deve essere la più larga possibile. E deve essere un inizio. L’integrazione è uno sviluppo, un cammino ulteriore da una parte e dall’altra. Colui che accetta, vuole e intende integrarsi in una società come quella italiana, non può fermare l’equivalenza sociale del matrimonio, uno e indissolubile, con la sharia. Non sto dicendo che loro sbagliano e noi stiamo facendo bene, ma che il popolo italiano da secoli è abituato a un certo tipo di immagine della convivenza familiare e demolire ciò, senza adeguati motivi, è intempestivo».

L’accusa che arriva ai leghisti è quella di cristiani che abbandonano la gente in mare. Che ne pensa?

«La difesa della persona e della sua dignità è cosa assolutamente non scavalcabile. L’accoglienza senza se e senza ma è un non senso, così l’esclusione».

Come affrontare il problema immigrazione?

«Con il massimo di realismo possibile. Non ritengo che l’alternativa sia lasciarli in mare, perché questo è un modo infame di porre il problema. Ma l’accoglienza segue i ritmi di un cammino dove tutti devono fare la loro parte, chi chiede di essere integrato e chi integra».

Crede che il cardinal Bagnasco si sia spinto oltre nell’esprimere la sua approvazione?

«Lui è un uomo sinceramente appassionato della vita sociale e che cerca di salvare tutti i fattori che devono essere salvati. Non ha mai corso il rischio di esasperare un aspetto contro gli altri. Non la pensiamo al 100% allo stesso modo ma sono differenze che si possono contenere ed evolvere in un dialogo serio».

Papa Francesco non ha dimenticato di parlare di prudenza nell’accoglienza...

«Il suo magistero, su questo punto, si è aperto ad una evoluzione dovuta dagli insegnamenti degli avvenimenti. Senza se e senza ma erano stati i primi mesi, ora neppure una volta ha parlato di accoglienza senza tenere presente che devono essere valutati tutti i fatti».

Il ricorso alla Consulta che fine farà?

«Dal punto di vista della conoscenza del diritto, se fosse una magistratura seria non avrebbe nessuna possibilità di essere accolto. Siccome vive e vige demagogia, mi aspetto che la Corte accetti di impostare le questioni e di discuterla. Ha discusso in modo rovinoso ben altre cose, immaginiamoci se si sottrae alla tentazione di avere un po’ di spazio nell’opinione pubblica».