Ferrara, 16 dicembre 2018 - «Lo spray al peperoncino? Una bravata inutile». Questo il pensiero della maggioranza, nelle parole di Erika Guidetti, di un popolo della notte che condanna atti nocivi come l’uso dello spray nelle discoteche. «Danneggia le persone, eppure sembra un’abitudine che vada quasi di moda ultimamente all’interno dei locali», le fa eco Giada Calzavarini. Le pecore nere, coloro che nonostante la consapevolezza di fare un’azione sbagliata nei confronti di tutti comunque non desistono dal compierla, ci sono sempre state e non si tratta certo di un problema dei soli giovani di oggi. «Fortunatamente però le discoteche si stanno adeguando – continua Giada –, adottando nuovi metodi di sicurezza come i metal-detector all’ingresso. Tutte contromisure che ci fanno sentire più al sicuro». Anche perché la sicurezza nelle discoteche non è una scienza esatta e la stessa ubiquità di sostanze come droga o spray al peperoncino, non può essere del tutto debellata, ma restringerne l’afflusso con i controlli permessi favorisce a prevenire prima ancora che curare.

Asia Nasoni

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«IL College lavora in un’area non metropolitana, perciò noi ci troviamo a gestire flussi di persone più limitate – spiega Matteo Monti, socio della discoteca di via Arianuova –. Eppure, anche qui, a dicembre dell’anno scorso e a febbraio, si sono verificati casi di spray al peperoncino spruzzato in pista. Non è una cosa che si può prevenire al cento percento ed essendo, perciò, per certi versi aleatorio, le discoteche dovrebbero adottare le misure di sicurezza consentite proporzionali al proprio target e alla propria capienza. Noi, in accordo con la Questura, utilizziamo due metal-detector all’ingresso e questo strumento abbiamo notato che effettivamente dà al cliente la sensazione di essere più sicuro».

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La sicurezza secondo tanti dovrebbe poi partire ancor prima, dall’interno del locale stesso. «Dentro la discoteca servizi come le uscite di sicurezza, estintori eccetera sono fondamentali – aggiunge Erika Guidetti –, forse più importanti della prevenzione esterna». Infine, la consapevolezza di non poter in alcun modo ridurre a zero i rischi rappresentati anche da attività di spaccio «che, comunque, come in discoteca possono avvenire in tantissimi altri luoghi», puntualizza Erika. E rimette l’ultima linea di ‘difesa’ alla stessa civiltà della clientela e al buonsenso dei gestori, che in maggioranza, è doveroso precisarlo, di norma non vendono ingressi per quasi tre volte la capienza massima del proprio locale.