di Anja Rossi Le opere della Fondazione Cavallini-Sgarbi viaggeranno, d’ora in poi, ben lontane da Ferrara, tanto che se dovessero tornare a Ro, da dove tutto ebbe inizio, passerebbero più facilmente via fiume dal Veneto, piuttosto che transitare dalla città estense. Su Ferrara fioccheranno, invece, le querele per diffamazione. A giurarlo è Elisabetta Sgarbi, alla notizia dell’appello siglato da 350 firme, rivolto al ministro Franceschini, al presidente Unesco e all’assessore regionale alla Cultura per "il biennio deplorevole che l’assessorato alla cultura, eterodiretto da Vittorio Sgarbi, sta conducendo a Ferrara". Lo spiega l’editore, anche presidente dell’Ente Sacri Monti, segnando di fatto una seconda, incolmabile frattura con Ferrara, dopo quella per la mostra...

di Anja Rossi

Le opere della Fondazione Cavallini-Sgarbi viaggeranno, d’ora in poi, ben lontane da Ferrara, tanto che se dovessero tornare a Ro, da dove tutto ebbe inizio, passerebbero più facilmente via fiume dal Veneto, piuttosto che transitare dalla città estense. Su Ferrara fioccheranno, invece, le querele per diffamazione. A giurarlo è Elisabetta Sgarbi, alla notizia dell’appello siglato da 350 firme, rivolto al ministro Franceschini, al presidente Unesco e all’assessore regionale alla Cultura per "il biennio deplorevole che l’assessorato alla cultura, eterodiretto da Vittorio Sgarbi, sta conducendo a Ferrara". Lo spiega l’editore, anche presidente dell’Ente Sacri Monti, segnando di fatto una seconda, incolmabile frattura con Ferrara, dopo quella per la mostra in Castello nel 2018 sotto l’amministrazione Tagliani, citata anche nella petizione.

"Non è una fondazione di famiglia". Già qui, per Elisabetta Sgarbi, risiede l’errore di considerarla una fondazione ‘degli Sgarbi’. Lo fa riprendendo il destino di un’opera di uno degli artisti più celebri della collezione. "Riapre la mostra del Louvre ‘Le Corps et l’Âme?De Donatello à Michel-Ange’, che ospita in posizione di grande rilievo il busto di San Domenico che mio fratello Vittorio individuò in una collezione romana, riconobbe grazie alla sua cultura e al suo occhio, studiò e, con consenso unanime degli studiosi, attribuì a Niccolò dell’Arca" spiega l’editore, che prosegue: "La stessa mostra si trasferirà poi al Castello Sforzesco di Milano". Entra poi nel vivo della questione, parlando della fondazione, tra i punti caldi della petizione. "Sorprenderà ‘gli amici’ ferraresi sapere che per il prestito di quest’opera, parte della Fondazione Cavallini Sgarbi - vincolata (la collezione intera) dal Ministero dei Beni Culturali - il Louvre e il Castello Sforzesco hanno riconosciuto un loan fee alla Fondazione". Si tratta di un compenso per il prestito dell’opera. "Passi per il Louvre, che non conosce la cupidigia degli Sgarbi (anche se a Parigi mi conoscono per la mia attività di editore) – ironizza – ma devono essere proprio pazzi a Milano, dove io vivo e Vittorio è stato assessore alla Cultura".

Dunque le opere di Niccolò continuano a viaggiare, ma lontano da Ferrara: "Dopo qualche mese al Palazzo Vescovile di Portogruaro, il Louvre, Milano, e poi Ascoli Piceno, come spero. Dico ‘spero’, perché i firmatari della stolida lettera che mi tira in ballo, potrebbero verificare facilmente che non partecipo alle decisioni della Fondazione, essendo fuori dal Consiglio, pur avendola fondata (e ci mancherebbe)". Ne "sono responsabili il Consiglio e il Ministero (tramite la Soprintendenza), non ‘i fratelli Sgarbi’, che non vedranno ‘fruttare nelle proprie tasche’ alcunché, perché non è una ‘fondazione di famiglia’, ma una fondazione riconosciuta e vincolata quanto al suo patrimonio, dunque di tutti". Per questo, Elisabetta Sgarbi procederà con "una querela per frasi oltraggiose e diffamatorie" nei suoi confronti. "E dispiace che la lettera sia formata da ‘intellettuali’, un teologo, un genetista, una scrittrice, un musicista... Mi conforta il sospetto che queste lettere non siano neppure lette dai firmatari: non posso credere che un uomo colto come Guido Barbujani, che conosco e mi conosce da anni, possa pensare che intaschi personalmente soldi pubblici e usare un linguaggio così triviale". A ogni opera seguirà un "loan fee alla Fondazione che dovrà usare il denaro solo per scopi stabiliti dallo Statuto". Per Sgarbi "saranno pazzi ovunque, tranne che nella città pentagona, evidentemente". Distanti le opere, distante lei. "E, se mai dovessero tornare a casa loro, a Ro Ferrarese (ora Riva del Po) – conclude - sarà mio piacere consigliare alle opere di transitare dal Veneto, attraversare il ponte di Polesella e, di qui, sbarcare a Ro, piuttosto che viaggiare nel territorio ferrarese". Via loro, via lei.