Ferrars, 25 settembre 2015 - IL CASO giudiziario è chiuso ma la ferita no. Quella mai si rimarginerà. «Il tempo non aiuta – sussurra Patrizia Moretti – e il ricordo di mio figlio è vivo, vivissimo sempre davanti a me». Federico Aldrovandi, poco più che diciottenne, morì esattamente dieci anni fa, all’alba del 25 settembre 2005 davanti a quattro poliziotti in via Ippodromo, tutti condannati il 21 giugno 2012 dalla Cassazione a 3 anni e mezzo. Tre di loro hanno conosciuto il carcere: sei mesi, tolti i tre anni dall’indulto.

Oggi, tornati al lavoro, dovranno risarcire lo Stato (che, a sua volta, ha già risarcito la famiglia): Enzo Pontani e Luca Pollastri, l’equipaggio di Alfa 3, il primo a intervenire in via Ippodromo, 224.512 euro ciascuno; Monica Segatto e Paolo Forlani, l’equipaggio dell’Alfa 2, giunta successivamente, 56.128 euro.

«Dieci anni e cosa è cambiato? – riprende la mamma di Federico – La coscienza delle persone. E non so come ringraziare tutte quelle che mi sono state vicine e hanno aiutato me e la mia famiglia ad andare fino in fondo». Ma Federico, dice, nessuno «me lo darà mai più indietro».

La mente torna a dove la battaglia è cominciata, a quel gennaio 2006 quando lei affidò la sua rabbia ad un blog che sconquassò Ferrara e, presto, l’Italia intera: «Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio. Non scriverò tutto di lui, – il primo post – non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti. E’ morto il 25 settembre, il giorno di Natale sono stati tre mesi». Da quel giorno tanto, troppo è cambiato. Dieci anni costellati da inchieste burrascose, bugie, fonti ufficiali smentite, avvisi di garanzia, querele, parole sussurrate o mai dette, referti, consulenze, perizie, scontri politici. Poi ancora sentenze, ricorsi, lacrime. «Quello che vogliamo – riprende ora Patrizia – è che ciò che è successo a Federico non accada mai più. La convinzione che ho, è che se ci saranno cambiamenti di cultura potranno esserci solo dall’interno e penso che anche molti poliziotti la pensino così. Chi delinque, peggio ancora chi arriva ad uccidere gente, non può essere un tutore della gente».

Questa sera, ad aprire gli eventi per il decennale dalla scomparsa di Federico, la madre si troverà a parlare davanti a molti funzionari ed esponenti di polizia nel dibattito promosso dalla Commissione straordinaria per la tutela e promozione dei diritti umani del Senato. «Che effetto mi farà? L’incontro è particolarmente importante e spero possa essere costruttivo. Di certo sarà in linea con quello che abbiamo sempre chiesto e cercato di fare: dialogare». Ma prima di tutto, oggi Patrizia tornerà in via Ippodromo. «Sì, andrò di mattina. Mi prenderò un po’ di tempo». Là, a due passi dal cancello grigio, accanto al parchetto dove poco prima delle sei venne segnalata per la prima volta la presenza di Federico. Là, dove è cominciato tutto.