Paolo Franceschini in Nepal
Paolo Franceschini in Nepal

Ferrara, 10 maggio 2019 - Paolo Franceschini, professione comico, ha sfidato l’Everest per portare a termine uno spettacolo da record. Fatica, sudore, ma anche tanta soddisfazione. E, naturalmente, una ‘montagna’ di sorrisi.

Come è andata l’avventura?

«E’ stata davvero un’avventura, per varie situazioni, ma è andata molto bene. Il Nepal è un Paese fantastico, ricco di storia, cultura, ma anche molto complesso. Quanto meno da girare in bicicletta».

Come è nata l’idea di uno show ad oltre 5mila metri?

«Con Daniele Sala e Davide Santini abbiamo da tempo intrapreso un progetto legato all’Admo per trasmettere l’idea che non esistono limiti. Così mi sono detto: perché non organizzare uno spettacolo comico sull’Everest, che entri nel Guinness World Records? E l’ho fatto».

Ci può raccontare il viaggio?

«Siamo partiti il 16 aprile da Malpensa, direzione Kathmandu, in Nepal. Poi il 20 siamo ripartiti alla volta di Lukla e, da lì, abbiamo iniziato l’ascesa dell’Everest fino al campo base posto a 5.360 metri».

E’ salito in bicicletta?

«L’intenzione era quella, ma è impossibile. Ci sono tratti in cui si può tentare di spingerla, altri invece dove bisogna caricarsela in spalla».

Poi, il 25 aprile, lo spettacolo.

«Sì. E’ stato molto divertente. Ho affrontato uno show comico di circa 20 minuti in inglese davanti alla mia squadra ed alcuni ospiti presenti al campo base, tra cui israeliani, indiani, nepalesi e neozelandesi».

Uno show da record?

«Avevo contattato il Guinness World Records prima di partire. Ho seguito alcune regole e adesso attendo l’omologazione ufficiale. Se tutto va come dovrebbe andare a breve riceverò un attestato e probabilmente entrerò nel celeberrimo libro dei record per lo spettacolo comico tenuto alla quota più alta.

Poi, il ritorno in Italia.

«E’ stata questa, forse, la vera avventura. Ci avevano detto che per tornare a Kathmandu potevamo tranquillamente pedalare per qualche giorno. In realtà, complice il paesaggio impervio, ci siamo persi e abbiamo rischiato di non tornare».

E’ stato quello il momento più duro?

«A livello pratico forse sì. Ma quando sali a quote alte e inizi a sentire dolori ovunque è necessario anche un grande autocontrollo. In passato mi sono avvicinato alla meditazione: prima pensavo, come molti, fosse una sciocchezza e, invece, lassù mi ha aiutato a rimanere calmo».

Cosa le resta dentro di questo viaggio?

«Ho conosciuto tanta gente speciale e ho visto da vicino una porzione di mondo che non conoscevo. Una terra straordinaria, in cui vive gente che merita di mantenere intatta la propria cultura».

E nel futuro, già progetta un altro viaggio simile?

«Questa estate sarò protagonista di un documentario in Emilia Romagna intitolato ‘Il comicista’, alla scoperta del grado di sostenibilità della nostra regione. Poi, con il materiale raccolto in Nepal, vorrei organizzare delle serate-spettacolo per raccontare tutta la mia avventura».

Matteo Langone