Ferrara, 9 febbraio 2019 - «Fra qualche mese lascerò il quartiere. È una sconfitta ma non abbandonerò le mie battaglie». Tradisce un misto di amarezza e frustrazione il ragionamento di Giuliano Zanotti, presidente dell’Associazione Residenti Gad. Da cinque anni alla guida del gruppo di cittadini, si è battuto con ogni mezzo per la sicurezza nel ‘suo’ Giardino. Un quartiere da quale ora si prepara a traslocare per riconquistare un po’ di tranquillità.

Zanotti, qual è la situazione oggi in zona stazione?

«Negli anni l’attività di spaccio è aumentata in modo incredibile. Ormai occupano anche gli spazi privati e ce li troviamo davanti a casa».

Cioè?

«Sotto i portici del mio palazzo ce ne sono sempre una decina. Formano una diga umana. A volte faccio fatica a entrare in casa mia. Importunano i passanti e, se osiamo rispondere, volano insulti, minacce e parolacce. Si vive come in una gabbia».

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C’è stato però un giro di vite. Nel corso degli anni è arrivato l’esercito, le forze dell’ordine continuano coi servizi interforze e ora si ragiona di un quarto turno, quello notturno, per la polizia municipale.

«La svolta è stata tardiva e, per certi aspetti, sospetta. Per quanto riguarda il quarto turno della polizia municipale lo vedo molto come una boutade propagandistico elettorale».

Ma comunque potrebbe essere un’arma in più, non trova?

«Certo, ma andava fatto anni fa. Da tempo noi chiediamo una postazione fissa in piazzetta Castellina, magari con vigili addestrati e dotati di pistola o taser. Ma non c’è mai stata una vera volontà in questo senso».

C’è stata anche una stretta su alcol e orari dei locali...

«Non serve. Lo spaccio continua. Anche davanti al centro di mediazione del Comune. I locali chiudono prima? Qual è il problema? Basta approvvigionarsi prima dell’orario di chiusura».

Perché ha deciso di lasciare il quartiere?

«Vivo al Gad dal 1989, quando ho comprato casa. E fino al ‘95 ho avuto anche il mio studio da medico. Nutro molto affetto per una zona in cui stavo bene e nella quale ho costruito qualcosa con le mie mani. Ma leggo nella situazione attuale una grande sconfitta delle istituzioni. E in parte anche mia. Ci ho messo impegno per migliorare le cose. È inconcepibile che un cittadino, per poter vivere tranquillo, debba scappare».

Tra quanto partirà?

«Entro Pasqua. Mi sposto nella zona di Borgo Punta, vicino al mio ambulatorio».

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Che ne sarà dell’Associazione che guida?

«Si continua su questa strada e io manterrò il mio ruolo. In cinque anni abbiamo visto un aumento della delinquenza che si è strutturata sul territorio. Ora si sentono forti di un predominio consolidato. Hanno vita facile. Dall’altra parte hanno un’ideologia che, sotto il manto dell’antirazzismo, copre qualsiasi protesta di chi chiede più sicurezza».

Cosa si aspetta dalle elezioni amministrative?

«Che non si concretizzi l’ennesimo deja-vu. E che l’opposizione non si frammenti in nome di un seggio in consiglio».

Ha mai pensato di scendere nell’agone politico?

«Come Associazione lo abbiamo valutato ma abbiamo desistito, almeno per questa tornata. Mettersi in politica vuol dire dedicarcisi anima e corpo e questo confligge con la mia professione. Se ci saranno le condizioni lo faremo tra cinque anni, con la stessa autonomia di oggi ma con maggiore forza ed esperienza».