Ferrara, 29 maggio 2016 - Sono state settimane difficili per i residenti dell’ex quartiere Giardino (siccome le parole contano, ci sforzeremo, almeno nel testo degli articoli, di sostituire l’acronimo Gad con la denominazione originaria di una parte del quartiere degradato) ma anche per l’amministrazione comunale, raramente messa alle strette da opposizione e forze sociali dal basso (i sindacati si sono ben guardati dal prendere posizione in questa ‘battaglia’). Ma dopo la fase della lotta e della contrapposizione - nella quale un ruolo centrale l’ha indubbiamente avuto anche il nostro giornale, raccontando senza sconti il problema, dando voce ai cittadini e denunciando le derive ideologiche e moraliste che aveva preso la faccenda - è giunto il momento di costruire (rapporti sociali, relazioni politiche e istituzionali) e di agire. In questo senso, cercando di essere ottimista, vorrei interpretare positivamente, come incoraggianti segnali di una svolta, sia il blitz interforze al Grattacielo della settimana scorsa (a otto anni dal primo) sia il cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’ approvato dalla Giunta (dopo un dibattito che pare abbia visto emergere anche letture diverse del problema Gad). Un insieme di misure magari insufficiente e perfettibile ma che testimonia una inversione di tendenza e una presa di coscienza politica importanti rispetto ai tempi delle ‘percezioni soggettive’. Negare questo sarebbe poco onesto intellettualmente. E’ bene che residenti e forze politiche continuino a farsi sentire (importante l’appello del questore Sbordone ad essere sentinelle attive, segnalando le anomalie) ed è positivo che le associazioni di categoria stiano lavorando per movimentare l’area. Ma forse si sta aprendo una stagione nuova. Noi vigileremo come sempre.