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21 apr 2022

I messaggi a figlio e amici di Placati "Scusatemi, la verità verrà a galla"

Poche ore prima della morte di Rossella, Saveri ha scritto a diverse persone vicine alla vittima. I testimoni in aula: "Lei voleva chiudere la relazione". Il datore di lavoro: "Mi disse ‘oggi non vengo’"

federico malavasi
Cronaca

di Federico Malavasi

Da una parte la ricostruzione della scena del delitto, dall’altra il racconto degli ultimi giorni di vita di Rossella Placati, segnati da pesanti litigi e da una serie di messaggi inquietanti inviati dal presunto omicida agli amici e al figlio della vittima. Si sono mosse lungo queste due direttive le testimonianze di ieri nell’ambito del processo per l’omicidio dell’operaia 51enne, trovata senza vita il 22 febbraio 2021 nella sua casa di Bondeno. Imputato per quel fatto è il compagno di Rossella, il 47enne Doriano Saveri. La seconda udienza del procedimento davanti alla corte d’Assise è iniziata ascoltando i carabinieri del nucleo investigativo che hanno svolto i rilievi nell’abitazione. Il luogotenente Pietro Buccheri ha parlato a lungo della stanza in cui è stato trovato il corpo, degli oggetti analizzati e delle macchie individuate tutto intorno ("molte erano sul comò e sul termosifone, mentre la macchia di sangue più alta era sopra lo specchio del comò"). Rossella, ha spiegato il militare, aveva "la testa rivolta verso la cassettiera, con il lato destro appoggiato sul pavimento. Nel cadere aveva impattato una bacinella e lo stendino agganciato al termosifone". Il carabiniere ha inoltre spiegato come i piedi della vittima fossero visibili già dalle scale e che la stanzetta non aveva la porta. Buccheri, così come i colleghi Angelo Marangi e Massimiliano De Simone, ha poi ripercorso i vari accessi effettuati nell’abitazione e nel garage per ultimare i rilievi. Focalizzandosi sul garage, i militari hanno riferito di non esservi entrati il giorno del ritrovamento del corpo, ma in un intervento successivo. Nella rimessa hanno trovato un borsone con all’interno due telecamere, tra cui quella rimossa dall’esterno dell’abitazione, e una scatola con un paio di scarpe arancioni, oggetto di un acceso dibattito in aula. L’attenzione si è poi concentrata su dei pesi a cui mancava un manubrio. Oggetto che, secondo le prime ipotesi, avrebbe potuto essere compatibile con i colpi subiti da Placati. Tra gli oggetti rinvenuti ci sono anche due lettere, trovate appallottolate in un cestino.

La parola è poi passata a Nicolò Orlando, figlio di Rossella, e a Francesco Lodi, storico amico della vittima. I due hanno ricostruito gli ultimi giorni della 51enne, soffermandosi in particolare sui messaggi inviatigli da Saveri poche ore prima che la donna venisse uccisa. "Sapevo che mia madre non voleva più avere a che fare con lui – ha detto il figlio –, anche se le cose più importanti le teneva per sé". Il giorno precedente alla scoperta del delitto, Orlando ricevette messaggi da un numero sconosciuto. Il mittente era Saveri. "Chiedeva scusa a me e a mio padre per quello che era successo – ha ricordato –, diceva che la verità sarebbe venuta a galla". Discorso analogo per quanto riguarda Lodi, uno degli ultimi a vedere Rossella viva. Domenica 21 febbraio erano a pranzo insieme ad altri amici. "Mi aveva accennato che le cose non andavano come sperava e che avrebbe voluto chiudere la relazione – ha dichiarato il testimone –. Quella mattina avevano avuto un altro litigio". Durante il pranzo, anche Lodi ha iniziato a ricevere messaggi da Saveri: "Mi scrisse che veniva diffamato e calunniato. Diceva che Rossella era ‘già nelle grinfie di un altro’, che avrebbe risolto quella situazione e che l’avrebbe denunciata". Frasi di tenore simile, sempre in quelle ore, arrivarono anche a un’altra amica di Rossella. L’ultimo messaggio di Saveri è della mattina del 22 febbraio, intorno alle 6.40. Il 47enne scrisse al suo datore di lavoro, scusandosi e dicendo di non aspettarlo perché aveva dei giri da fare. Poco più tardi, Rossella sarebbe stata trovata massacrata sul pavimento di casa.

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