L’agricoltura piange. "Poco prodotto e rarefazione di mano d’opera". In sintesi, una situazione che già per il comparto agricolo si presentava come una tra le peggiori degli ultimi anni (danni da maculatura bruna, cimice asiatica, gelate straordinarie e maltempo), si è ulteriormente aggravata. La causa principale di questa debacle è la defezione di lavoratori agricoli, a seguito delle disposizioni del governo sull’obbligatorietà del green pass sui posti di lavoro. L’obbligo del green pass...

L’agricoltura piange. "Poco prodotto e rarefazione di mano d’opera". In sintesi, una situazione che già per il comparto agricolo si presentava come una tra le peggiori degli ultimi anni (danni da maculatura bruna, cimice asiatica, gelate straordinarie e maltempo), si è ulteriormente aggravata. La causa principale di questa debacle è la defezione di lavoratori agricoli, a seguito delle disposizioni del governo sull’obbligatorietà del green pass sui posti di lavoro. L’obbligo del green pass scatta in agricoltura per circa 400mila lavoratori, a livello nazionale, che in questo momento sono impegnati nelle campagne dove tra l’altro è in pieno svolgimento la vendemmia, la raccolta delle mele ed è da poco iniziata quella delle olive. È quanto emerge da una analisi di Coldiretti che stima attorno al 25% il numero di lavoratori agricoli italiani e stranieri non sono ancora vaccinati per un totale di circa 100mila persone, dopo la firma del presidente del Consiglio Draghi al Dpcm con le linee guida per i controlli. "Per non lasciare marcire le produzioni sugli alberi è importante intervenire per facilitare l’accesso al lavoro di quanti sono in regola" afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che "l’attività agricola è legata ai cicli stagionali delle coltivazioni e non può essere fermata". A confermare questa tendenza che rischia di minare ulteriormente il comparto agricolo ferrarese sono il direttore di Confagricoltura Paolo Cavalcoli e il presidente di Cia Stefano Calderoni. "I lavoratori dell’Est, in particolare i rumeni – dicono – non si vogliono vaccinare. Ci troviamo nella condizioni in cui molte aziende del nostro territorio rischiano di trovarsi con il 3040% in meno della mano d’opera". Questa mancanza di lavoratori è tanto grave adesso "in cui si sta svolgendo la campagna di raccolte delle mele fuji e delle pink lady", ma sarà altrettanto grave in prospettiva. "Uno dei momenti più delicati – rimarca Cavalcoli – è quello della potatura. Non è facile trovare, in breve tempo, maestranze che possano sopperire all’assenza dei lavoratori stagionali". Come si diceva, è il fronte orientale a dare maggior problemi. D’altra parte, ricorda Calderoni, "le comunità stanziali (pakistani e marocchini, per lo più), sono meno refrattari alla vaccinazione". L’auspicio espresso dalle rappresentanze è quello di "un’estensione dell’interpretazione normativa sul controllo del green pass. Tanto più che i nostri lavoratori sono all’aperto e distanziati".

f. d. b.