Norbert Feher in manette
Norbert Feher in manette

Ferrara, 1 aprile 2018 - Alle 21.25 dell’1 aprile 2017 tutto è cambiato. Il ‘mostro’ dagli occhi di ghiaccio, l’uomo che per 11 anni è riuscito a farsi beffa di un intero Stato, l’Italia, incapace di attribuirgli la sua reale identità e di spedirlo oltre confine, ha lasciato una lunga scia di sangue che mai potremo dimenticare. Norbert Feher il serbo, o come lo abbiamo conosciuto Igor Vaclavic il russo.

Un anno esatto fa, Igor entrò nel bar della Riccardina a Budrio e fece fuoco non solo contro Davide Fabbri, ma contro un Paese intero, rimasto choccato e impotente di fronte a tanta ferocia. Quella tristemente rivista una settimana esatta dopo, nel Mezzano, quando lasciò sull’asfalto Valerio Verri e Marco Ravaglia, quest’ultimo vivo per miracolo. Da quel momento, per otto lunghi mesi, il ‘russo’ si dissolse, fino al 15 dicembre quando in Spagna, dopo altri tre morti, la sua mano è stata fermata forse per sempre.

L'ARRIVO IN ITALIA

Era sabato quell’1 aprile 2017, in tv trasmettevano Uno sparo nel buio con Peter Seller nei panni dell’ispettore Clouseau. Il bar della Riccardina era pronto ad abbassare la saracinesca quando dalla porta ecco sbucare un uomo armato di fucile, mimetica e volto coperto. Nel video delle telecamere a circuito chiuso, la scena che sarà mostrata all’Italia intera non è quella di un film. L’uomo corpulento viene affrontato dal barista Davide Fabbri, i due scompaiono dallo schermo, si sente uno sparo e riappare sola l’uomo con la mimetica. Rivolge un ultimo sguardo a Maria Sirica, moglie di Fabbri, poi fugge. Qualcuno racconterà di averlo visto arrivare in bici, col fucile a tracolla, altri che quella figura era ben nota in zona da parecchio tempo.

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Nella nota di ricerca dell’Arma, l’indomani, c’è un nome: Igor Vaclavic, nato in Russia il 21 ottobre 1976, ex militare, pluripregiudicato. Corporatura robusta, altezza 1,80. Caso rintraccio prestare massima attenzione, soggetto estremamente pericoloso e se minacciato non esita ad usare armi. Il ‘russo’ è ben conosciuto:nel 2007 il primo arresto a Rovigo (rapina), nel 2010 il primo decreto di espulsione ma, non essendo identificato per i vari alias e l’incapacità italiana, nessun Paese è disposto a riprenderselo. Igor ringrazia e tanti saluti. Nello stesso anno torna in cella per altre rapine, è condannato a cinque anni, ma dopo quattro esce con un nuovo decreto di espulsione. Risultato? Vedi sopra.

L’8 aprile, rieccolo. Località Trava, cuore del Mezzano: l’agente della Provinciale Marco Ravaglia – che il 4 aveva lanciato l’allarme sulla chat dei colleghi mostrando la foto del killer di Riccardina – è di pattuglia con il volontario di Legambiente Valerio Verri. Intercettano un furgone bianco sospetto. Lo inseguono fino ad una radura. Il tempo di mettere giù il piede dal mezzo e l’agente è affondato da una gragnuola di colpi. Cinque che lo riducono in fin di vita. Si fingerà morto, sarà la sua salvezza. Ha il tempo di sentire l’amico Valerio gridare: “Ma cosa fai, hai sparato ad un agente…”. Parte un colpo, letale per il volontario.

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Comincia la guerra al killer, intercettato da alcuni militari poco dopo ma incapaci di fermarlo. Quasi mille uomini, dei migliori corpi speciali dell’Arma, circondano la terra di mezzo tra la nostra provincia e quella bolognese. Ma di Igor solo tracce del suo passaggio e una cartolina, da Livorno, che porterebbe la sua firma: Addio Italia, soldati schifi.

Tra la gente è fobia: lo si ‘vede’ ovunque. Da Milano a Udine, dal Brasile a Reggio Emilia fino al cinema di Portonovo. Ma lui non c’è. Fioccano esposti contro indagini e contro lo Stato, mentre la giustizia notifica atti su atti al legale d’ufficio del killer. Pure la data del processo per le rapine con la banda Pajdek del 2015 e l’avviso di garanzia per l’omicidio del metronotte Salvatore Chianese. Qualcuno lo accusa pure di aver ammazzato Pier Luigi Tartari, ma non ci sono prove.

L’ultimo atto è del 15 dicembre: Feher il serbo è intercettato in Spagna, a Terruel, 170 chilometri da Saragozza, con l’indagine dei carabinieri arrivata fin lì (VIDEO). Lascia sull’asfaltoaltre tre croci: due poliziotti della guardia civil e un agricoltore. Poche ore più tardi la fuga finisce in carcere.

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