Il delitto di via Ortigara Avvelenò la madre col tè, la figlia andrà a giudizio La difesa: "Subito perizia"

Sara Corcione, 39 anni, andrà a processo davanti alla corte d’Assise il 18 gennaio. Gli avvocati insistono sul vizio di mente: "Disturbo della personalità da valutare attentamente".

Il delitto di via Ortigara  Avvelenò la madre col tè,  la figlia andrà a giudizio  La difesa: "Subito perizia"

Il delitto di via Ortigara Avvelenò la madre col tè, la figlia andrà a giudizio La difesa: "Subito perizia"

Sarà la corte d’Assise a giudicare Sara Corcione, la 39enne accusato di aver avvelenato la madre 62enne, Sonia Diolaiti. A stabilirlo è stato il gup Carlo Negri al termine dell’udienza preliminare celebrata ieri mattina. La donna (assente in aula) è accusata di omicidio premeditato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Corcione si è introdotta nell’appartamento del genitore in via Ortigara e ha versato del nitrito di sodio acquistato sul web in una tazza di tè poi riposta nel frigorifero. La 39enne è poi tornata nella propria abitazione attendendo che la madre, con la quale aveva un rapporto conflittuale, lo bevesse rimanendo uccisa. Il corpo dell’anziana fu trovato il 30 luglio dell’anno scorso.

La procura (in aula c’era il pubblico ministero Ombretta Volta) ha chiesto il rinvio a giudizio di Corcione, istanza della quale si è discusso ieri nel corso dell’udienza preliminare. Ascoltate le parti, il giudice ha accolto la richiesta del pm fissando la prima udienza davanti alla corte d’Assise per il 18 gennaio 2024. In vista del processo si sono costituiti parte civile i fratelli della vittima, assistiti dagli avvocati Fabio Anselmo e Silvia Galeone. La difesa dell’imputata, patrocinata dagli avvocati Antonio Cappuccio e Tiziana Zambelli, ha già annunciato l’intenzione di chiedere una perizia psichiatrica ai giudici dell’Assise, al fine di valutare le condizioni della propria assistita. Sull’argomento è agli atti la consulenza della procura, redatta dallo psichiatra forense Luciano Finotti. Il medico, pur riconoscendo un grave disturbo paranoide della personalità, ha ritenuto che all’epoca del delitto la capacità di intendere e volere di Corcione non fosse scemata, neppure in maniera parziale. Ha inoltre ritenuto l’imputata capace di stare in giudizio e non pericolosa. "Aspettiamo il 18 gennaio – commentano gli avvocati Cappuccio e Zambelli al termine dell’udienza preliminare –. Riteniamo che la personalità della nostra assistita sia segnata da un disturbo di tipo paranoide e schizoide che merita una maggiore attenzione rispetto a quella di una consulenza di parte". Su queste basi, proseguono i legali, "ci rivolgeremo all’Assise. Questo disturbo deve essere valutato con una perizia vera e propria. Corcione soffre di una carenza di empatia e ha alle spalle un vissuto particolare, che va messo in luce ed evidenziato. Occorre dunque verificare – proseguono – in che misura sia capace di intendere e di volere. Noi abbiamo seri dubbi che lo sia".

Il corpo di Sonia Diolaiti fu scoperto il 30 luglio dell’anno scorso nel suo appartamento di via Ortigara, proprio di fronte allo stadio. A dare l’allarme furono alcuni amici che non avevano notizie di lei da qualche giorno. Un silenzio ritenuto anomalo per una persona come Sonia. Sin da subito, i sospetti dei carabinieri si sono orientati verso la figlia, che abitava in un altro appartamento del medesimo stabile. Una tesi che ha ben presto trovato conferma con la confessione dalla stessa 39enne. La donna ha ammesso di aver sciolto del nitrito di sodio comprato su internet nel tè freddo che la madre era solita conservare in frigorifero. Poi ha atteso che la 62enne, di ritorno da una breve vacanza, ne bevesse una quantità sufficiente a ucciderla. Il decesso, secondo quanto stabilito dalla successiva autopsia, sarebbe sopraggiunto nella notte tra il 27 e il 28 luglio, cioè due giorni prima del ritrovamento del cadavere. Il corpo senza vita della donna era disteso a terra non lontano dalla porta che, probabilmente, aveva cercato di raggiungere per chiedere aiuto. Da quel giorno Sara Corcione è in carcere, dove rimarrà in attesa di rispondere del delitto davanti ai giudici della corte d’Assise.

Federico Malavasi