Rendere l’estrazione del granito più sostenibile è una sfida importante: oltre a generare un imponente quantitativo di rifiuti, la sua produzione connota fortemente le aree attorno alle cave estrattive in termini paesaggistici, sociali ed economici. È quanto succede alle cave di granito di Buddusò, paese in provincia di Sassari teatro del progetto di ricerca Life regs II, finanziato dalla Comunità europea e guidato dalla professoressa Carmela Vaccaro del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione dell’Università di Ferrara.

L’obiettivo del progetto "è realizzare una tecnologia innovativa con cui, a partire da sfridi di granito, cioè dagli scarti residui dell’attività estrattiva, si possano produrre minerali fondenti per l’industria ceramica", spiega la Vaccaro. E aggiunge: "I risultati attesi sono importanti: la rimozione di 47mila tonnellate di sfridi di granito e la rinaturalizzazione di 10 ettari di paesaggio, 200 tonnellate di Co2 non emesse".

Il progetto si inserisce nei percorsi promossi dall’Unione Europea per il Green Deal.