Joseph Adeyemi, 35 anni, aveva un ruolo di spicco nella catena gerarchica dei Vikings-Arobaga, il clan mafioso nigeriano decapitato mercoledì da una vasta operazione della polizia di Stato. Noto nell’ambiente con il soprannome di ‘General Ajebodi’ era il braccio destro e violento di Emmanuel Okenwa detto Boogye, il numero tre nella...

Joseph Adeyemi, 35 anni, aveva un ruolo di spicco nella catena gerarchica dei Vikings-Arobaga, il clan mafioso nigeriano decapitato mercoledì da una vasta operazione della polizia di Stato. Noto nell’ambiente con il soprannome di ‘General Ajebodi’ era il braccio destro e violento di Emmanuel Okenwa detto Boogye, il numero tre nella piramide di comando del clan da anni residente a Ferrara e noto come dj Afro-beat. Tra i tanti compiti che il boss affidava al suo guardaspalle c’era quello di reclutare nuovi affiliati, verificandone l’affidabilità e la fedeltà alle rigide regole del ‘sistema’. L’affiliazione ai Vikings Arobaga passava attraverso un rito di iniziazione che avveniva nel corso dei cosidetti ‘party’, riunioni con esponenti di rilievo dell’organizzazione che si svolgevano in discoteche e locali gestiti da nigeriani tra il Veronese e il Bresciano. Durante i ‘party’, il neofita veniva stordito con l’alcol, messo in posizione prona, cosparso di liquore e poi colpito con dei bastoni o con la parte piatta della lama dei machete. Mentre i membri di grado superiore lo picchiavano, il neo affiliato ripeteva senza sosta delle litanie che rappresentavano una sorta di giuramento di fedeltà a vita. In certe occasioni, come gesto benaugurale, ai nuovi entrati venivano fatte ingoiare banconote false. "La criminalità nigeriana – è l’analisi del questore Cesare Capocasa – nonostante la pluralità dei gruppi che la compongono, si presenta compatta e con una fisionomia particolare. Il tutto sommato a una componente mistico-religiosa, a codici di comportamento ancestrali e ad un uso indiscriminato della violenza, che in molti casi ha impressionato gli stessi mafiosi italiani".

f. m.