’Interruzioni, le crepe dell’anima’ debutta al Teatro Lo Spazio di Roma

Debutta a Roma lo spettacolo "Interruzioni. Le crepe dell'anima", tratto dal libro di Camilla Ghedini. Il tema dell'infanticidio viene affrontato senza giudizi, cercando di capire le ragioni dietro a tali azioni.

’Interruzioni, le crepe dell’anima’ debutta al Teatro Lo Spazio di Roma

’Interruzioni, le crepe dell’anima’ debutta al Teatro Lo Spazio di Roma

Debutterà domani, al Teatro Lo Spazio di Roma – dove andrà in scena fino a domenica - Interruzioni. Le crepe dell’anima, della giornalista e scrittrice ferrarese Camilla Ghedini (foto), adattato e diretto per la scena da Paolo Vanacore, musiche di Alessandro Panattieri, produzione ProgettArte. Protagonista, Carmen Di Marzo (nel cast di Mare Fuori, in onda su Rai Due). Tema, l’infanticidio. "Sono sempre stata attratta, pur da non madre, dai temi che ruotano attorno alla genitorialità – racconta Ghedini – , termine che prediligo rispetto a maternità. L’infanticidio e/o figlicidio, è un tema che mi sta a cuore, anche come giornalista, perché viene raramente sondato. Non ci si interroga sul perché si arrivi ad azioni tanto efferate. Si liquida il discorso con giudizi che non prevedono pietà, compassione, voglia di capire cosa succede nell’intimità di queste donne, che spesso hanno lanciato segnali di solitudine non colti. Possibile che nel loro atteggiamento, nella voce, nella postura, non tradissero sofferenza? Il Quesito vero è: si sarebbe potuto evitare?". Lo spettacolo Interruzioni. Le crepe dell’anima, in scena da domani a domenica al Teatro Lo Spazio di Roma, è tratto dall’omonimo libro edito da Giraldi, con regia di Paolo Vanacore, musiche di Alessandro Panattieri, supervisione tecnica di Alessandra Bramante, presidente ’Marcé per la Salute Mentale Perinatale’ e autrice di libri tra cui Mamme che uccidono (Celid). Sul palco, in un monologo, Carmen Di Marzo (in questi giorni nel cast della quarta serie di Mare Fuori, su Rai Due, ndr). Perché si uccide un figlio? Attorno a questa domanda si snoda lo spettacolo, che vede Di Marzo nel doppio ruolo di madre e di Pubblico Ministero, a rappresentazione di due modi e mondi in apparente antitesi. "Sono i numeri – sintetizza Ghedini - a dirci che è tempo di non nascondersi dietro gli inganni di un’eticità superiore traducibile nel pensiero ‘queste mamme sono cattive, sono assassine, a me non succederebbe’. Non è vero. Non è così semplice e riduttivo. Riduttivo e semplice è invece rappresentare la maternità come realizzazione assoluta, come imposizione di felicità. E’ ingannevole e pericoloso". E’ il secondo spettacolo tratto dal libro di Ghedini che va in scena. Il primo, con focus sul Testamento biologico, è stato portato in scena dall’attrice Gianna Coletti, nel 2018.