MARIO BOVENZI
Cronaca

La resistenza nelle campagne: "Per la frutta ci danno briciole così me la vendo dietro casa"

Un agricoltore di Copparo: "Al posto di due euro riesco a guadagnare quasi sei al chilo. Si tratta di un prezzo giusto anche per il consumatore, che mette in tavola prodotti genuini"

Un momento della raccolta delle ciliegie nei campi di Coccanile

Un momento della raccolta delle ciliegie nei campi di Coccanile

Ferrara, 2 giugno 2024 – Per difendersi dall’incubo della filiera lunga di cui loro, gli agricoltori, sono le prime vittime hanno tolto dal cilindro un vecchio detto. Un adagio che parla il linguaggio della campagna, del suo sapere antico maturato tra corti e capezzagne.

"Aiutati che Dio ti aiuta". Così Bernardo Bernardini, agricoltore da quattro generazioni – il nonno arrivò dal Veneto – le ciliegie che è riuscito a raccogliere a dispetto del maltempo se le vende da solo, nello spaccio aziendale e nei mercati.

"In questo modo riesco a guadagnare qualcosa al posto di restare con le briciole in mano", dice ormai al termine della raccolta, tra i filari verdi punteggiati di rosso nelle campagne di Coccanile, frazione di Copparo. Non è una coltura molto diffusa – a Modena è imperante – ma anche qui ci sono imprenditori che ci credono, anno dopo anno. Anche se per raccogliere servono ancora braccia, olio di gomito e costanza.

"Le ciliegie vanno raccolte a mano – precisa –, anche questo è un costo che va ad aggiungersi alla produzione, uno dei tanti". Tradotto in soldoni. Bernardini incasserebbe poco più di 2 euro e 50 al chilogrammo conferendo le sue ciliegie al mercato, con la vendita diretta invece il prezzo sale tra i cinque e sei euro.

La raccolta delle ciliegie avviene a mano, il prezzo sul mercato è molto alto
La raccolta delle ciliegie avviene a mano, il prezzo sul mercato è molto alto

"Un prezzo equo – ci tiene a precisare – per me che ho investito, che ho sostenuto dei costi, affrontato le bizze di un tempo sempre più folle". Ed anche per il consumatore che si porta a casa frutta a chilometro zero e senza sborsare per un chilo tra i dieci e i 16 euro, quotazioni che si leggono nei cartellini dei negozi. Quotazioni che fanno tremare il già magro stipendio di un pensionato, la ciliegia un lusso da portare a tavola solo nei giorni di festa, reliquia da mettere in mostra nel vassoio, con la tovaglia buona. Altalenante la stagione, la colpa sempre del meteo, con la colonnina che oscilla all’improvviso tra troppo freddo o troppo caldo.

"Il mio raccolto – precisa – ha risentito delle forti oscillazioni del clima, gli sbalzi improvvisi. Alcune qualità si sono salvate, altre hanno subito danni anche rilevanti". Pure le mele, qualche filare un po’ più in là, hanno sofferto. Di alberi di ciliegie non ne ha tanti, mezzo ettaro. "E’ già una buona produzione", il pensiero che torna al cielo, tra nubi spesse e l’aria che già si impregna d’afa. "L’anno scorso – ricorda – siamo stati vittime della grandinata, quella di aprile. Dopo la siccità sono arrivati chicchi grandi come palline da tennis, abbiamo accusato un danno notevole. Ormai è così, ogni anno è così. Per noi è stato l’inferno, bastava spostarsi di un chilometro e trovavi il sole". Maltempo e manodopera, l’altra croce per le campagne. Che Bernardini, associato alla Coldiretti, ha un po’ risolto. "Si fa fatica a trovare personale – afferma –, noi cerchiamo di tenerci i ragazzi che vengono qui a lavorare ormai da anni. Lo facciamo garantendo loro un certo numero di giornate". Un periodo un po’ più lungo grazie al succedersi delle coltivazioni. "Abbiamo le fragole, poi arrivano appunto le ciliegie, le albicocche, i meloni. Un po’ di giornate così le fanno, devi dare loro un minimo di continuità, di garanzie. Fare una decina di giorni e poi dover andare da un’altra parte, a volte non ne vale la pena".

Torna ai costi. "Di ciliegie se ne raccolgono non più di cinque chilogrammi all’ora, non è un costo da poco. Basta fare un po’ di conti per capire le spese che dobbiamo affrontare, siamo all’inizio della filiera. Sarebbe meglio dire in fondo".

Un po’ la maledizione dell’ultima ruota del carro, che se non c’è si ferma tutto. Non c’è verso che le cose cambino. "Grazie alla vendita diretta almeno ci sentiamo protagonisti dall’inizio alla fine dei nostri sacrifici – dice con un po’ d’orgoglio – e così riusciamo a guadagnare con il nostro lavoro". Un lavoro che ama, come quella campagna che ora porta avanti lui.

"Insieme a mio fratello, a mia cognata", sottolinea. Le ciliegie tra le dita, veloci a staccare, che corrono rapide tra i rami. "Vendere direttamente è una soddisfazione, ed anche un modo per andare avanti con dignità senza prendere solo quelle briciole che ti lascia il mercato". Quasi una carità.