FEDERICO MALAVASI
Cronaca

L’affaire Arquà. Calunnia e falso, in archivio le accuse al dirigente del Comune

Il giudice ha chiuso il caso giudiziario relativo alle dimissioni in strada. La vicenda prese le mosse dalla scoperta delle lettere minatorie a Lodi. Il giudice: "Il presidente del Consiglio Poltronieri non forzò la mano".

L’affaire Arquà. Calunnia e falso,  in archivio le accuse al dirigente del Comune

L’affaire Arquà. Calunnia e falso, in archivio le accuse al dirigente del Comune

Le accuse a carico del presidente del Consiglio comunale Lorenzo Poltronieri nell’ambito del ‘caso Arquà’ finiscono in archivio. Si aggiunge così un nuovo tassello alla lunga e intricata vicenda nata dalle lettere anonime recapitate al vicesindaco Nicola Lodi, minacce per le quali è finita nei guai la consigliera comunale Rossella Arquà, ex fedelissima del numero due della giunta. L’ultimo capitolo della querelle aveva come protagonista appunto Poltronieri, sotto inchiesta per calunnia e falso. Il tutto a seguito di una querela presentata da Arquà dopo la vicenda delle sue dimissioni, raccolte in strada vicino al bidone dell’immondizia. Il presidente del Consiglio comunale finì sotto la lente dei pm in merito alla lettera di dimissioni della consigliera (poi reintegrata dopo un verdetto del Consiglio di Stato) e per via delle sue dichiarazioni all’Aula su come si sarebbero svolti i fatti. Accuse che, dopo una prima richiesta di archiviazione e un ritorno degli atti al gip per un ‘inciampo’ tecnico, sono state definitivamente archiviate nei giorni scorsi dal giudice Danilo Russo.

Ma vediamo le ragioni che hanno spinto al gip a chiudere il caso senza accogliere le richieste della persona offesa di svolgere ulteriori indagini. Per quanto riguarda l’ipotesi di reato di calunnia, il tutto viene liquidato in poche righe. "Poltronieri – spiega il giudice – mai ha presentato denuncia all’autorità giudiziaria nei confronti della collega Arquà". Più articolata la questione riguardante il falso. Il presidente del Consiglio comunale, chiarisce il gip, "non ha negato di aver raccolto le dichiarazioni della persona offesa e di averle consegnate all’ufficio protocollo. Anzi, nemmeno negherà di avere incontrato la donna per la strada". A prescindere poi dalle parole utilizzate da Poltronieri, "non vi è dimostrazione della necessaria immutatio veri (alterazione della verità, ndr)" dal momento che "non si ha precisa contezza del fatto che Poltronieri abbia indotto Arquà a sottoscrivere" l’atto. La stessa avrebbe anzi precisato di "aver declinato l’invito a recarsi in Comune accordandosi per un incontro lungo la strada". Sarebbe infine stata la stessa consigliera a contattare per prima l’indagato, "a cui aveva richiesto di predisporre la lettera di dimissioni". Sulla base di questi elementi, è la conclusione di Russo, "è ben arduo giungere alla conclusione che l’indagato avesse ‘forzato la mano’ alla collega di partito, per poi tacciare di falsità le accuse mosse dalla persona offesa".

In chiusura, le "imprecisioni" contenuta nella diffida presentata da Arquà porterebbero ad "escludere radicalmente la sussistenza del dolo del reato in questione". Sulla base di questi elementi e nella convinzione che le ulteriori indagini chieste dalla persona offesa non siano in grado di cambiare la situazione, il gip ha disposto l’archiviazione del procedimento. Poche parole dell’avvocato Fabio Anselmo, difensore di Arquà. "Rispetto le decisioni della magistratura – commenta laconico – Il Consiglio di Stato aveva già detto tutto".