"Lavori per ampliare la moschea"

Portomaggiore: i timori di alcuni residenti: "La comunità pachistana ha rilevato un capannone adiacente"

"Lavori per ampliare la moschea"

"Lavori per ampliare la moschea"

Si chiamano centri di cultura islamica, ma nella pratica dei fatti sono delle moschee. A Portomaggiore sono due, uno gestito dalla comunità marocchina e tunisina nei pressi del sottopasso del Vaticano, l’altro da quella pakistana. Quest’ultimo, in via Galileo Galilei, si starebbe ampliando. I residenti della zona, un quartiere in parte adibito ad area artigianale e l’altra parte a uso residenziale, ci hanno segnalato che sarebbe in corso un ampliamento. La comunità avrebbe rilevato un capannone adiacente, fino a poco tempo fa utilizzato da artigiani che si occupavano di carpenteria metallica, con l’intenzione di inglobarlo e utilizzarlo per scopi relativi allo svolgimento delle cerimonie religiose e anche di pratiche amministrative per aiutare gli immigrati che si sono insediati da poco a Portomaggiore.

L’immobile non è particolarmente grande, circa 200 metri quadrati, che però andrebbero aggiunti a quelli già ora a disposizione. Il Centro di cultura islamica aprì con la consiliatura targata Gian Paolo Barbieri, anche in quel caso ristrutturando un capannone dismesso con il lavoro volontario. Da allora lo spazio interno ed esterno è stato migliorato, è stato recintato con un alto muro, il lavaggio dei piedi ora ha il conforto della privacy, ma evidentemente lo spazio comincia a scarseggiare.

Il sindaco Dario Bernardi rassicura: "Gli uffici non hanno ricevuto nessuna richiesta ufficiale. D’altra parte per intervenire in un sito sensibile come quello il nostro parere è indispensabile e anche i referenti della comunità mi hanno confermato che non hanno intenzioni del genere. Invito i cittadini che vedessero qualcosa di particolare di riferirlo".

Sarà, ma i frontisti hanno riferito di aver visto gente abbattere un muro del capannone dismesso confinante con il Centro islamico. Non solo. "Degli incaricati pakistani – racconta un artigiano di via Galileo Galilei, adiacente al capannone dismesso – sono venuti a chiedere se eravamo intenzionati a vendere il nostro capannone e l’area cortiliva, evidentemente con l’intenzione di avere l’intero isolato da mettere a disposizione della comunità di immigrati pachistani. Abbiamo detto di no, perché non condividiamo l’allargarsi progressivo dei pachistani: dal loro arrivo la valutazione degli immobili è crollata, per non parlare della qualità della vita, che ne ha risentito". La comunità pachistana è tra le più numerose in provincia di Ferrara, ma è molto consistente anche quella di Consandolo e Argenta, perché sono i comuni attraversati dalla tratta Bologna-Portomaggiore, quella di lavoratori e studenti pendolari verso la cintura industriale bolognese e all’Università.

Franco Vanini