Controlli al Gad (foto d’archivio)
Controlli al Gad (foto d’archivio)

Ferrara, 21 luglio 2017 - «La mafia nigeriana? Un fenomeno che attenzioniamo da tempo». È il prefetto Michele Tortora, durante un incontro sulla sicurezza in città, a fare il punto sulle possibili infiltrazioni di criminalità organizzata proveniente dal Continente Nero, anche alla luce dell’analisi di Roberto Mirabile (presidente della Onlus ‘la Caramella Buona’ ed esperto di criminalità africana) pubblicata dal Carlino.

«Il quartiere Giardino – ha chiarito il rappresentante del governo – è oggetto di periodici interventi dai quali è emersa la presenza di piccoli spacciatori nigeriani e di prostitute. Il tema – ammette il prefetto – esiste da noi come in altre città, come ad esempio Modena o Reggio Emilia. È comunque un fenomeno che stiamo considerando».

Sulla questione si mobilita anche la politica. Il consigliere di Forza Italia Matteo Fornasini ha preparato un’interpellanza attraverso la quale chiede alla giunta se effettivamente «esistano rischi che la mafia nigeriana coinvolga e recluti seguaci tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nelle strutture della nostra città». Non solo. Il forzista domanda «quali tipi di azioni siano previste per contrastare questo potenziale rischio e se il fenomeno sia stato affrontato nell’ambito del comitato ordine e sicurezza». In caso contrario, chiude Fornasini, occorre «una convocazione urgente per approntare azioni e iniziative idonee a contrastare il problema».

Nel frattempo, sul fronte sicurezza, i reati calano. Compresi quelli più odiosi, come i furti nelle abitazioni. Ma non c’è luce che non proietti anche coni d’ombra. E, a Ferrara, la zona oscura continua a chiamarsi Gad. Il quartiere tra lo stadio e la stazione, volente o nolente, è stato il protagonista dell’incontro in materia di sicurezza che si è svolto ieri mattina in prefettura.

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Tema che, sempre più spesso, va a braccetto con l’immigrazione. Al quartiere Giardino, ha spiegato il sindaco Tiziano Tagliani, c’è una «concentrazione di migranti senza lavoro che crea una contrazione della fruizione degli spazi da parte dei residenti». Un habitat in cui si incastrano «microspaccio e prostituzione, anche durante il giorno». Per questo, è la conclusione del primo cittadino, «non guardiamo all’area con piena soddisfazione. Stiamo lavorando per contrastare l’occupazione di uno spazio della città». Fatta questa premessa, il sindaco e l’assessore alla sicurezza Aldo Modonesi hanno illustrato alcune contromisure.

Prima tra tutte la perimetrazione delle zone più a rischio, al fine di poter applicare al meglio il ‘decreto Minniti’ che prevede interdizione di alcuni spazi, sanzioni amministrative e, al limite, il Daspo urbano. «Oltre alla zona Giardino fino a corso Isonzo e via Piangipane – ha aggiunto Tagliani – dal provvedimento verranno interessati la cinta muraria, sopra e sottomura, il duomo, il palazzo municipale e un raggio di duecento metri intorno a tutte le scuole di ogni ordine e grado e alle sedi universitarie». Il Comune ha lavorato anche sul fronte della rivitalizzazione del quartiere. Sono stati inaugurati «nuovi spazi di fruizione, vedi a ‘Grisù’ e nei giardini dietro all’Ausl» ed è stata «aumentata la frequenza degli eventi».

Non mancherà una ulteriore implementazione della videosorveglianza, che vedrà arrivare sette nuovi occhi elettronici nelle principali vie di accesso alla città e altri diciotto solo per la zona stazione. Videocamere che vanno ad aggiungersi alle 27 già installate.

La polizia municipale, da parte sua, sta facendo di tutto per mantenere il presidio fisso nel quartiere, soprattutto nelle ore pomeridiane, e sta coordinando l’attività dei gruppi di controllo di vicinato (sei al momento quelli attivi, tra città e frazioni). Un lavoro che finora ha portato soltanto a due segnalazioni. «Segno – conclude il comandante dei vigili Laura Trentini – che i residenti hanno capito su cosa concentrarsi».