"Mai detto quelle parole Ora valutiamo la querela"

La titolare dell’attività: "Quel pensiero non fa parte del mio modo di essere"

Nessuna frase omofoba, solo un invito ad allontanarsi dall’ingresso per far passare i clienti. La versione della titolare del locale finito al centro di un’aspra polemica partita sui social smentisce il racconto del giovane che si è rivolto al Centro Antidiscriminazione di Arcigay segnalando un presunto episodio di omofobia ai suoi danni. "Certe esternazioni non fanno parte né del nostro modo di essere né del nostro modo di pensare – ha affermato l’esercente contattata dal Carlino –. Quelle parole non le abbiamo mai pronunciate e nemmeno pensate. Non fanno parte del mio Dna e nemmeno di quello del mio staff". Insomma, dal locale che sarebbe stato teatro dell’allontanamento di un cliente al grido di "esci di qui, finocchio", arriva una ricostruzione dei fatti molto diversa. Almeno per quanto riguarda l’esito finale. L’inizio della storia, invece, sembra collimare in entrambi i racconti. Tutto sarebbe nato da un battibecco tra il ragazzo, entrato nel locale con due amiche, e il personale. I clienti ordinano da mangiare, ma al momento di pagare nasce un’incomprensione sul numero dei tranci di pizza richiesti. Due secondo i ragazzi, tre secondo lo staff della pizzeria. Fino a questo punto, le parti sono d’accordo. Da qui, però, le versioni iniziano a discordare. M. R. – il ragazzo che ha raccontato l’episodio su Facebook e al Centro Anti Discriminazione di Arcigay – spiega che il litigio è terminato con la frase omofoba. Secondo la responsabile dell’esercizio commerciale, invece, i fatti avrebbero preso una piega diversa.

"Noi eravamo tranquilli, saremmo stati anche disposti a fargli un buono per la pizza in più – ha aggiunto la titolare –. A quel punto però, lui è uscito dal locale e ha iniziato a fare una sceneggiata. Stava sulla porta e impediva agli altri avventori di entrare. Così gli ho chiesto che problemi avesse ed è stato invitato a spostarsi. Tutto qui". Nulla di più, secondo la resonsabile dell’esercizio. Soprattutto, ci tiene a ribadire, "nessuna frase o insulto" a sfondo omofobo. "Sono senza parole – ha concluso l’esercente dopo aver appreso del tam tam partito a seguito della denuncia sui social –. Non abbiamo mai detto nulla di quanto lui ha dichiarato. La sua ricostruzione, pubblicata su Facebook, non corrisponde al vero e getta fango su di noi e sulla nostra attività. Ora ci consulteremo con un avvocato e valuteremo se ci sono gli estremi per sporgere querela".

f. m.