Un intervento in sala operatoria (foto di repertorio Germogli)
Un intervento in sala operatoria (foto di repertorio Germogli)

Ferrara, 16 febbraio 2019 - Chiedono chiarezza sulla morte del loro caro dopo quattro anni passati fra il dolore, ritardi giudiziari e anche presunti errori peritali. Non si danno pace Sabrina e Gianni Catozzi, rispettivamente la figlia e il fratello di Giuliano, un uomo di 70 anni che il 27 luglio del 2015 doveva essere dimesso dall’ospedale ma che una decina di giorni dopo è morto per sospetta legionella. Figlia e fratello del defunto però vogliono vederci chiaro sulle cause del decesso e per questo si rivolgono immediatamente al Comitato vittime della pubblica amministrazione che gli ha offerto assistenza legale. Da quel momento per Sabina e Gianni inizia un calvario che ancora oggi va avanti.

Assistiti dal portavoce del comitato Aldo Ferrante, ieri, i parenti della vittima, insieme all’avvocato Vasco Sisti che segue il caso insieme al collega Alessandro Misiani, hanno deciso di denunciare la loro odissea giudiziaria. Ma ripercorriamo i fatti. Giuliano Catozzi ha 70 anni e viene ricoverato verso metà giugno del 2015 per uno scompenso cardiaco. «Mio papà fino a quel ricovero stava benissimo ed era molto attivo» racconta con rammarico la figlia. Il paziente il 15 di luglio risulta negativo alla legionella ma 15 giorni dopo, gli stessi esami, rilevano la malattia, tanto che i sanitari decidono di intervenire nel bagno della camera del paziente per disattivare l’uso della doccia. Il decesso sopraggiunge l’8 di agosto ed è un evento inaspettato per i congiunti. A quel punto la famiglia, tramite i legali del Comitato, fa partire il primo esposto. «Una querela contro ignoti che chiedeva alla procura di fare luce sulle cause del decesso» afferma il legale. Il fascicolo finisce davanti al sostituto procuratore Ciro Alberto Savino che incarica i periti Massimo Montisci e Saverio Parisi di spiegare se le cause del decesso siano collegate, totalmente o anche solo parzialmente, con la legionella. Nel frattempo però subentrano altri problemi. «Il fascicolo peritale redatto dal professor Montisci, ad un certo punto, scambia il nome del nostro defunto con quello di un altro uomo deceduto a Padova e scompaiono i reperti anatomici consegnati da via Mentessi al consulente» afferma ancora Sisti.

Fatti che fanno scattare una seconda querela da parte dei familiari nei confronti dello stesso Montisci «cha a tutt’oggi non ci risulta abbia risposto alla procura» precisa ancora Ferrante. «Ci affidiamo alle indagini degli inquirenti ma arrivati a questo punto chiediamo che venga fatta chiarezza» tuona ancora il portavoce del comitato che, in chiusura, evidenzia come a Ferrara esista anche un altro caso giudiziario relativo a un decesso per sospetta legionella.