FEDERICO DI BISCEGLIE
Cronaca

Maresca e il flop dei civici: "Penalizzati dall’adesione al campo largo. Anselmo?. In politica serve esperienza"

Il capogruppo uscente di ’Ferrara Bene Comune’: "I modi usati in questa campagna elettorale hanno allontanato parte del nostro elettorato moderato. Fabbri ha vinto anche in virtù della sua comunicazione, che distorce i fatti".

Maresca e il flop dei civici: "Penalizzati dall’adesione al campo largo. Anselmo?. In politica serve esperienza"

Maresca e il flop dei civici: "Penalizzati dall’adesione al campo largo. Anselmo?. In politica serve esperienza"

Le ragioni degli sconfitti hanno, se lette in chiave autocritica, un peso molto rilevante. Specie se pronunciate con il garbo e la lucidità che hanno sempre contraddistinto l’attività politica di Dario Maresca, capogruppo uscente di Ferrara Bene Comune confluito – assieme ad Azione Civica di Roberta Fusari – nel gruppo I Civici. Divenuto, poi, una lista a sostegno di Anselmo. Sul loro gruppo – fatto di persone espressione della società civile, del terzo settore e del volontariato – c’erano grandi aspettative. Un’aspettativa che, nella bocciatura complessiva dal campo largo a sostegno dell’avvocato che si è arenato al 36,13%, è stata tradita. Tant’è che, nonostante l’alto numero di preferenze totalizzate dal capolista Patrizio Fergnani, la lista si è fermata sotto il quorum non riuscendo a fare il consigliere.

"Non cerco alibi, la nostra proposta politica evidentemente non è riuscita a intercettare le corde profonde delle persone. Detto questo, aderire al campo largo a sostegno del candidato sindaco Fabio Anselmo, che comunque ringraziamo per l’impegno, ci ha penalizzati", dice Maresca affidando le sue riflessioni post-elettorali al Carlino.

Maresca, come si spiega questo risultato deludente della vostra lista?

"Confesso una profonda amarezza e parto con l’ammissione della sconfitta. Ribadisco che probabilmente non siamo riusciti, differentemente da quanto invece ha fatto il sindaco Fabbri, a intercettare quelle che la maggioranza dei ferraresi ritiene siano le priorità per la città. Rappresentiamo una minoranza di persone, benché comunque il nostro risultato sia più sostanzioso rispetto a quello di Botti o Maggi e appena sotto il M5S".

Cosa non ha funzionato di questa campagna elettorale?

"Aderire al campo largo non ci ha certamente agevolati e, pur ribadendo la gratitudine ad Anslemo per lo sforzo in un’impresa che tutti sapevamo essere complessa, aderire alla coalizione in suo sostegno ci ha penalizzati. Una parte dell’elettorato moderato che poteva far riferimento a noi, non ci ha seguiti. Anche in virtù delle modalità con cui è stata condotta questa campagna elettorale".

Originariamente voi avevate sostenuto la scelta di candidare Laura Calafà.

"Sì. Poi è prevalsa la ragione di Stato e, con il nostro gruppo, abbiamo convenuto di appoggiare Anselmo".

Il Pd però ha ottenuto un risultato importante che, giustamente, verrà fatto pesare anche in Consiglio Comunale. Rivendicate, comunque, la scelta della candidatura civica?

"A posteriori, ritengo che affidarsi al nome altisonante del professionista affermato ma completamente digiuno di esperienza politica sia stato un errore. L’esperienza non ha dato i frutti sperati. L’outsider non funziona e ce lo dimostra la straordinaria riconferma di Fabbri. Va detto, tuttavia, che senza un profilo di questo tipo non si sarebbe potuta coagulare una coalizione così ampia e variegata".

Durante le trattative al Tavolo dell’alternativa – che nei vari passaggi ha perso più di un componente: alcuni hanno scelto di aderire al progetto Zonari, mentre i renziani hanno appoggiato Botti – si era radicata la convinzione che una candidatura come quella di Anselmo avrebbe potuto risvegliare parte dell’elettorato rifugiato nell’astensione.

"Non è detto che non sia successo, ma sicuramente non è bastato. Ciò che voglio dire è che anche per fare politica serve esperienza, che si matura praticandola in una lista civica o in un partito. Va sradicato, nel profondo, il pregiudizio verso chi fa politica. Farla non è una cosa di cui vergognarsi. Anzi, può essere un valore aggiunto e in questo contesto lo sarebbe stato. Ma questo errore di valutazione ha radici profonde. Benché i fatti dicano l’esatto contrario: Fabbri fa politica da 26 anni ma questo fattore non è stato letto dall’elettorato come negativo. Anzi".

Cosa, invece ha funzionato, nella campagna elettorale del sindaco?

"Sicuramente partiva in vantaggio ma la vittoria è stata schiacciante. La sua affermazione è stata oltre ogni più ragionevole aspettativa. Un successo personale che, avendolo conosciuto direttamente, mi stupisce. Ma ha funzionato il ‘brand’ Fabbri, la sua capacità di costruire attorno a se stesso il confronto oltre a una comunicazione particolarmente efficace (pagata anche con i nostri soldi) e spesso distorsiva della realtà, ma che sicuramente ha centrato l’obiettivo: lui ha raccontato di aver fatto cose che hanno convinto l’elettorato. Noi no".