Miriam Berselli, 21 anni,  è la vittima ferrarese della strage
Miriam Berselli, 21 anni, è la vittima ferrarese della strage

Ferrara, 29 settembre 2019 - "La nostra Miriam era una brava ragazza. Era matura, con la testa sulle spalle e bellissima. Avevamo solo lei». I genitori di Miriam Berselli, la ventunenne morta in un incidente di fianco a due amici dopo una serata in discoteca, sono straziati. Chinano il capo davanti al platano contro il quale si è fermata la vita della loro unica figlia, una ragazza solare, piena di sogni e speranze. Le lacrime hanno il sopravvento e il dolore per una tragedia (FOTO) che mai nessun genitore dovrebbe sopportare si fa insostenibile. Il sorriso di Miriam, quello che faceva capolino dalle foto di Facebook e che illuminava tutti quelli che le stavano vicino, si è spento per sempre. Sulla terra forse, ma non nei cuori di mamma e papà. Per loro quella luce rimarrà sempre accesa.

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«Era la mia bambina – dice il padre Alberto con un filo di voce –. Quando muore un figlio è un dolore atroce». Una sofferenza inspiegabile e inconcepibile. Quella di venerdì doveva essere una serata da trascorrere all’insegna della spensieratezza e della vita. Un’uscita con quei colleghi che, col passare del tempo, erano diventati anche amici. Nulla faceva pensare a un epilogo tanto devastante. E invece per tre di loro il destino ha imboccato una strada senza uscita.

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Miriam abitava in viale Krasnodar. Dopo aver frequentato l’istituto agrario ‘Fratelli Navarra’, aveva lavorato in una gelateria e poi, da qualche tempo, era stata assunta come cassiera al centro commerciale Iper Tosano, in zona Diamantina. Lì aveva saldato i rapporti con gli altri ragazzi che l’altra sera erano con lei al locale di Vigarano. Si erano dati appuntamento dopo il lavoro per un’uscita tra colleghi. C’erano Giulio, impiegato come guardia giurata e Manuel, che lavorava come commesso. Al volante della macchina l’unico superstite, un magazziniere di 23 anni. Quest’ultimo aveva bevuto ma si era messo alla guida lo stesso.

Pochi minuti dopo aver lasciato il locale, il conducente ha perso il controllo della sua Mazda 3 ed è finito contro un platano (dediche e fiori sul luogo della tragedia). Lui si è salvato per miracolo. Per gli altri non c’è stato scampo. Tra i familiari di Miriam, sul luogo dell’incidente c’è anche il nonno, Giorgio Rivelli. Guarda con insistenza quella striscia di asfalto e quell’albero, quasi a cercare una spiegazione a una tragedia incomprensibile. «È stata una strage – osserva –. Miriam aveva la vita in mano». La frase si interrompe qui. L’incredulità prende il sopravvento e la sofferenza rende superflua ogni altra parola e ogni altro pensiero.

Dopo qualche istante di raccoglimento davanti al luogo in cui la figlia ha vissuto i suoi ultimi istanti, i familiari si allontanano. Si sostengono a vicenda, cercando di dare un senso a una cosa che un senso non può averlo. «Non c’è più nulla da dire – concludono lasciando quella curva maledetta –. Dobbiamo solo essere forti».