Tigre con gazzella, olio su tela, tra le opere di Antonio Ligabue in mostra ai Diamanti
Tigre con gazzella, olio su tela, tra le opere di Antonio Ligabue in mostra ai Diamanti

Ferrara, 29 luglio 2020 - Sarà Ligabue. Sarà dedicata ad Antonio Costa, in arte Ligabue, la mostra a palazzo dei Diamanti successiva a ‘Un artista chiamato Banksy’. "Sarà la più grande mostra fatta su di lui" anticipa il presidente di Ferrara Arte, Vittorio Sgarbi, che con forza ha voluto questa mostra. La novità di Ligabue a Ferrara, ne rivela infatti un’altra: un cambio di programma rispetto al cronoprogramma dei lavori a cui verrà sottoposto nei prossimi mesi (anni) palazzo dei Diamanti.
 

Ligabue a Ferrara. La mostra partirà dal 30 ottobre e durerà fino al 5 aprile prossimo. Sarà prodotta da Ferrara Arte, in collaborazione con la Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma. A palazzo dei Diamanti arriveranno un centinaio di opere dello scultore e pittore del Novecento, tra i più caratteristici ed emotivi del nostro ’secolo breve’. E Sgarbi pensa già all’inaugurazione: "Ci sarà il premier Conte, e ci farà anche un ministro, che non è però Franceschini" suggerisce Sgarbi, che commenta anche la scelta di Ferrara Arte, dopo il successo che sta ottenendo la mostra su Banksy (la prima della nuova amministrazione con lui alla presidenza della fondazione Ferrara Arte). "Una mostra su Ligabue è popolare, è facile, e porterà almeno 50,60mila presenze in tempi difficili, e che non costerà nulla al Comune" s piega Sgarbi, che è nel comitato di studio anche della fondazione di Parma. L a sua è un’intensa collaborazione più che decennale, tanto da esserne anima stessa, e tanto da aver dato vita anche a un’alleanza tra la Fondazione Cavallini Sgarbi e la Fondazione Archivio Antonio Ligabue.
 

Rovesciamento di cantiere. "No, non ho ’cannato’ per la seconda volta i Labics" sottolinea poi Vittorio Sgarbi, dopo che aveva dato filo da torcere ai progettisti del ’nuovo’ Diamanti, spaccando in due il mondo della politica e della cultura lo scorso anno. "Ho solo chiesto loro di partire dall’altra ala, per rosicare tempo e spazi – spiega il presidente di Ferrara Arte – dividendo in due parti i lavori. Iniziando prima dall’ala vicina al museo del Risorgimento e della Resistenza, possiamo lasciare aperta gran parte della zona espositiva. Se poi i lavori nel primo lotto terminano entro aprile, consegneremo il secondo lotto, altrimenti ci facciamo un’altra mostra". E, per Vittorio Sgarbi, non è detto nemmeno che questa parte museale chiuderà mai. "In questa parte dei Diamanti i lavori interessano il pavimento – spiega – che è in marmo rosa di Verona ed è stato apposto nel 1975. Per come è, non vedo urgenza nel cambiarlo, anche se i lavori porterebbero sotto il pavimento tutte le strutture di servizio. Si tratta appunto di una valutazione di convenienza, e di soldi pagati dallo Stato.Vedremo insieme la soluzione".
 

Intanto palazzo dei Diamanti si prepara alla mostra dopo Banksy, che ha già raggiunto quasi 27mila visitatori nei primi due mesi di apertura. Dal writer di Bristol a un eccentrico, un van Gogh padano che ha saputo trasformare in arte la crudeltà dell’esistenza. Ligabue, infatti, nacque a Zurigo nel 1899, ma morì a Gualtieri, il paese d’origine del padre, nel 1965. Ed è proprio in questa parte emiliana della Pianura padana dove ha vissuto per gran parte della sua esistenza. Autore dall’esistenza drammatica e tormentata, autodidatta, è il più noto dei pittori naïf in Italia. Il suo percorso prende avvio intorno al 1930, mentre conduce un’esistenza appartata nei boschi e nelle golene del Po. La sua fragilità psichica lo portò a essere più volte ricoverato. Inizia a dipingere e a scolpire con l’argilla e viene avvicinato dallo scultore Marino Mazzacurati, che lo incoraggia a continuare. Ligabue si dedicò a raffigurare soprattutto animali feroci con colori violenti in pittura, ma ripresi anche in scultura.
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