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30 apr 2022

"Nessun materiale pedopornografico nel cellulare del sacerdote"

Nuova udienza a carico del prete accusato di abusi sessuali. Il testimone: "La diocesi offrì soldi alla vittima"

L’avvocato Denis Lovison
L’avvocato Denis Lovison
L’avvocato Denis Lovison

Ha deposto per oltre quattro ore il dirigente della polizia di Stato che, da capo della squadra mobile di Enna, ha svolto le indagini su don Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata su minori. Giuseppe Ciavola ha confermato che nel corso delle indagini è emersa l’offerta di denaro alla presunta vittima degli abusi, avanzata dalla diocesi di Piazza Armerina (Enna) e che, sempre secondo quanto emerso, il denaro sarebbe stato della Caritas diocesana da versare in contanti in cambio del silenzio del giovane. L’avvocato Denis Lovison, difensore del sacerdote, parla di questo passaggio come di una trattativa, e non certo come "un tentativo di insabbiamento. Altrimenti – puntualizza – il vescovo sarebbe stato indagato, cosa che non risulta".

Dinanzi al collegio penale del tribunale di Enna dove si celebra il processo di primo grado a carico del sacerdote, che è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari un anno fa, il teste ha anche confermato come la vittima rifiutò immediatamente l’offerta di denaro avanzata dal vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana. Il giovane che dopo avere vanamente chiesto provvedimenti definitivi nei confronti del sacerdote aveva presentato un esposto dal quale sono partite le indagini, aveva rifiutato l’offerta di 25mila euro. Dall’udienza di ieri è poi emerso come non sia stata trovata alcuna traccia di materiale pedopornografico nei dispositivi elettronici del sacerdote, cellulari, pen drive e altro.

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