Covid (foto di repertorio)
Covid (foto di repertorio)

Ferrara, 14 ottobre 2021 - Un rapporto quotidiano, con almeno due momenti di contatto al giorno, prevalentemente tramite whatsapp, tra medico e paziente. Questo emergerebbe dalle prime chat che sono state analizzate dagli investigatori nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Mauro Gallerani, il centese di 68 anni, non vaccinato, che è deceduto nel reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Anna di Cona, il 7 ottobre scorso. Niente di eclatante se- non la comunicazione di Gallerani che forniva al medico Alberto Dallari – che lo aveva preso in carico e ora indagato per omissione di soccorso e decesso per colpa medica – la sue condizioni di salute.

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Molti i messaggi scambiati tra Gallerani e Dallari, la maggior parte che riportano la situazione clinica del sessantottenne con comunicazione della temperatura corporea e del livello di saturazione. Ce ne sarebbero invece alcuni, ritenuti più interessanti a livello di indagine, in cui Gallerani comunica il peggioramento delle sue condizioni e il medico che in risposta gli prescrive altri farmaci, sempre utilizzati dalla medicina alternativa per curare il Covid, così come previsto dalla piattaforma IppocrateOrg, di cui Dallari fa parte, anche se il medico ha tenuto a precisare che il contatto con il centese era avvenuto non tramite la piattaforma, ma attraverso una conoscente comune. "Un’amica comune con cui io ero entrato in contatto – ha spiegato Dallari – per aver in passato seguito altri pazienti in quella zona". Quella stessa amica che per lui era diventata "i suoi occhi" sul paziente.

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Tutti aspetti ora sotto la lente degli investigatori – coordinati dal pm Ciro Alberto Savino – alla luce del materiale sequestrato sia alla vittima – da cui è emersa la frequenza dei contatti – che al medico, in una lunghissima perquisizione nella sua abitazione e nel suo studio privato andata avanti fino alla tarda serata di martedì, a Reggio Emilia, dove il professionista vive e lavora. Gli approfondimenti investigativi si concentreranno in particolare sul capire fino a che punto Dallari si sia spinto nel ritardare l’intervento dei sanitari della medicina tradizionale, nonostante le gravi condizioni dell’uomo. Ma anche su eventuali pagamenti, bonifici che possono essere stati fatti per le prestazioni ricevute e se questi siano stati fatti da Gallerani direttamente al medico indagato o anche su un conto corrente riconducibile a IppocrateOrg. E se ci siano stati contatti anche con numeri di telefono legati i alla piattaforma di telemedicina. In alcuni messaggi, ci sarebbe stato da parte del medico reggino, una volta che la situazione si stava aggravando, di somministrare del plasma iperimmune. Dopo che Dallari aveva indicato a Gallerani di assumere invectemina. Il medico lo avrebbe seguito per 6/7 giorni, fino al 3 settembre, quando il centese è entrato in ospedale a Cona, "in condizioni gravi, ma stabili", ha sottolineato Dallari. Oggi l’autopsia a Monselice.