di Cristina Rufini FERRARA Nel giorno stesso in cui ha subito la perquisizione dell’abitazione e dello studio privato a Reggio Emilia, ieri Alberto Dallari, il medico che ha seguito col sistema della telemedicina il centese Mauro Gallerani, ucciso dal Covid a 68 anni, ha raccontato la sua verità in un’intervista a un sito on-line di Modena (La Pressa.it). E cioè che non si sente responsabile di quanto accaduto se non, forse, di non "avere iniziato subito una terapia più pesante, considerate le sue condizioni". Ma niente di più. Lancia invece accuse anche poco velate ai medici che...

di Cristina Rufini

FERRARA

Nel giorno stesso in cui ha subito la perquisizione dell’abitazione e dello studio privato a Reggio Emilia, ieri Alberto Dallari, il medico che ha seguito col sistema della telemedicina il centese Mauro Gallerani, ucciso dal Covid a 68 anni, ha raccontato la sua verità in un’intervista a un sito on-line di Modena (La Pressa.it). E cioè che non si sente responsabile di quanto accaduto se non, forse, di non "avere iniziato subito una terapia più pesante, considerate le sue condizioni". Ma niente di più. Lancia invece accuse anche poco velate ai medici che hanno curato Gallerani dopo di lui, in particolare a coloro che lo hanno seguito dal momento del suo ingresso in ospedale di Cona. Dallari, come era stato più o meno annunciato nei giorni scorsi è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm titolare dell’inchiesta sulla morte di Gallerani, Ciro Alberto Savino, con le accuse di omissione di soccorso e di decesso per colpa medica e dalle prime ore di ieri mattina, gli uomini della squadra mobile di Reggio Emilia hanno perquisito l’appartamento dove vive il medico che da due anni è in pensione e lo studio privato. E pare che siano stati trovati riscontri importanti sulla sua attività del professionista che è tra coloro che fanno parte del servizio di telemedicina IppocrateOrg, anche se, come Dallari stesso ha tenuto a ribadire, Gallerani non era entrato in contatto con lui tramite IppocrateOrg, "mi ha contattato tramite un’amica comune – ha spiegato Dallari - una persona conosciuta perché in precedenza aveva curato sempre in quella zona altri malati affetti dal Covid. E così ho iniziato a seguire questo paziente che comunque aveva un quadro clinico già grave, essendo obeso e con un’insufficienza respiratoria importante".

La storia. Secondo il racconto di Dallari – su cui ovviamente gli inquirenti stanno cercando riscontri nelle cartelle cliniche, nei pc e nei telefoni cellulari sia della vittima che dell’indagato – lui avrebbe seguito Gallerani per sei giorni prima del suo ingresso in ospedale il 3 settembre scorso, prescrivendogli da subito un antibiotico per la febbre, antinfiammatorio, eparina e cortisone, per poi, in un secondo momento, aggiungere anche l’invermectina, un fermifugo che il medico indagato ritiene avere effetti molti positivi e con scarse controindicazioni, come da lui stesso affermato. "Gallerani sembra essere migliorato – ha spiegato ancora Dallari – per poi peggiorare, riportando una saturazione molto basso, a quel punto gli ho consigliato, tramite l’amica comune che lo controllava ogni giorno, di chiamare l’Usca, questo il due settembre, il 3 l’ingresso in ospedale". Poi il peggioramento e l’ingresso in terapia intensiva, fino al decesso il 7 ottobre scorso. Domani la salma di Gallerani sarà sottoposta ad autopsia, nell’obitorio di Monselice, dove la procura di Ferrara ha trovato una stanza adatta per gli esami autoptici nei morti infettati dal Covid.