Rianimazione covid (foto Ansa)
Rianimazione covid (foto Ansa)

Ferraara, 10 ottobre 2021 - Questione di ore, neanche di giorni, per la comunicazione al medico di Reggio Emilia che ha avuto contatti con Mauro Gallerani, il centese di 68 anni ucciso dal Covid perché a lungo curato via telefono da casa, nonostante le sue condizioni fossero gravi, di essere indagato. Il professionista con cui Gallerani era entrato in contatto tramite la piattaforma di telemedicina IppocrateOrg , è stato individuato – e contattato non ha rilasciato dichiarazioni – vive e lavora a Reggio Emilia e ieri da Ferrara sembra sia partito il primo atto che gli dovrà essere notificato. Anche se non è arrivata la conferma ufficiale dalla Procura estense. E non è escluso che ce ne possano essere altre di figure da attenzionare.

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L’inchiesta sulle modalità di cura ricevute da Gallerani era stata aperta alcune settimane fa dal pubblico ministero incaricato, Ciro Alberto Savino, quando l’uomo era ancora vivo ma in gravissime condizioni nel reparto di Rianimazione di Cona. La segnalazione alla Procura era scattata proprio per quanto accaduto prima dell’ingresso in ospedale e anche perché Gallerani rifiutava di essere curato, tanto che pare in un’occasione almeno avesse tentato di togliersi il casco per l’ossigeno. Da qui l’apertura di un fascicolo all’inizio senza indagati e senza ipotesi di reato. Poi l’aggravamento, il primo reato ipotizzato dal pm Savino, omissione di soccorso, fino alla morte avvenuta giovedì a Cona.

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E’ scattata quindi la seconda ipotesi di reato, la più grave: la colpa medica (cioè se le cure erano adeguate alla situazione ) a seguito della morte del paziente e di conseguenza l’individuazione del professionista che tramite la piattaforma – e, ripetiamo sembra anche privatamente via whatsapp e mail – ha iniziato a curare Gallerani, pare anche consigliando di assumere un vermifugo, la cui utilità nella cura del Covid non è assolutamente stata dimostrata. Si tratta al momento di ipotesi che ovviamente sono tutte all’esame dei magistrati e dovranno essere accertate nei prossimi giorni, quando sarà eseguita l’autopsia. Questo è quanto emerge al momento sull’inchiesta aperta. Gallerani, in sostanza, una volta infettatosi aveva rifiutato le cure tradizionali, così come aveva rifiutato in precedenza di sottoporsi al vaccino.
 

L’ingresso in ospedale è avvenuto il 3 settembre scorso, dopo l’insistenza di un’amica – considerando che l’uomo non aveva parenti vicini e viveva da solo a Corporeno – preoccupata dalle sue condizioni molto gravi. Ma una volta a Cona, anche lì ha tentato di rifiutare le cure. Ha resistito un mese e poi ha ceduto all’infezione. Nel suo appartamento è stato sequestrato il computer, mentre il telefono cellulare con le chat con cui veniva curato, lo aveva consegnato al suo ingresso in ospedale. Tutto materiale che dovrà essere esaminato attentamente dagli investigatori, per capire se l’uomo abbia evitato di seguire anche le prescrizioni del medico contatto sulla piattaforma IppocrateOrg, che ha sospeso il servizio fino a domani alle 10.