La Certosa (archivio Businesspress)
La Certosa (archivio Businesspress)

Ferrara, 26 novembre 2021 - Nascere in una famiglia semplice, nel 1933 a Ro Ferrarese. Crescere in un periodo difficile della storia italiana, studiare al conservatorio, sposare un viceconsole svizzero, crescere figli e invecchiare. Solo per poi ammalarsi e, per "problemi di comunicazione" tra uffici, terminare la propria esistenza sola e sepolta senza vestiti in un campo che a oggi risulta ancora sconosciuto. E il tutto senza nemmeno la presenza dei familiari al funerale.

Sembra una triste storia da romanzo. In realtà è la sorte capitata ad Alcida Vacchi, 88 anni, deceduta all’ospedale di Cona il 16 ottobre scorso a causa dei postumi da Covid e la cui tumulazione è stata comunicata ai familiari solo martedì scorso dopo innumerevoli richieste all’ufficio comunale preposto ai servizi cimiteriali.

"La nostra situazione familiare – spiega Stefania Fenaroli, figlia dell’anziana – è sicuramente molto complessa. Non lo nascondiamo a nessuno: abbiamo dovuto richiedere al Comune di addebitarsi i costi delle esequie e della sepoltura di mia madre. Veniamo da una situazione economica che negli ultimi tre anni si è aggravata per colpe non nostre e il servizio messo a disposizione dall’amministrazione comunale ci è stato concesso. I primi problemi sono nati ovviamente dopo la morte di mamma. Aspettavamo la comunicazione da parte dell’incaricato comunale – continua Fenaroli – per sapere il giorno del funerale, per portare vestiti adeguati e, soprattutto, per sapere in quale luogo sarebbe stata sepolta". Ma le informazioni tardano ad arrivare così, "un po’ perplessi, abbiamo cominciato a mandare messaggi di posta elettronica senza ricevere risposte".

Fino a martedì mattina quando, attorno alle 10, è arrivata una prima telefonata. "Veniamo avvertite che a breve avremmo ricevuto tutte le informazioni utili – prosegue la donna –. Alle 12 invece, riceviamo una seconda telefonata in cui si scusano e ci informano che la mamma era già stata sepolta il giorno prima, senza vestiti, ma che al momento non sapevano dirci in che luogo".

Comprensibile lo sgomento. "Pensavamo di aver capito male – osserva la figlia –. Adesso la rabbia è forte e sicuramente ci rivolgeremo a un legale, anche se la nostra situazione ci renderà tutto più difficile. Mamma non meritava un trattamento di questo genere".

L’assessorato ai servizi sociali del Comune non si nasconde dietro a un dito e ammette che "nello specifico caso c’è stato un problema di comunicazione tra la società preposta al servizio cimiteriale ‘Ferrara Tua‘, che ha operato correttamente inviando le comunicazioni nei tempi prestabiliti all’ufficio che cura queste particolari situazioni, e la famiglia. Insomma, l’anello di collegamento tra ‘Ferrara Tua’ e i familiari non ha operato come avrebbe dovuto. Ne seguirà senza dubbio – hanno assicurato dagli uffici dell’assessorato – una verifica puntuale ed una sanzione nei confronti dell’addetto. Cercheremo i modi per portare le nostre scuse ai parenti, consapevoli del dramma che stanno vivendo".