Durante i rilievi sulla scena del crimine in via Adua; l'assassino e la vittima
Durante i rilievi sulla scena del crimine in via Adua; l'assassino e la vittima

Ferrara, 19 agosto 2019 - È libero ed è tornato a Londra ieri Desmond John Richard Blackmore, il cittadino inglese condannato per aver ucciso, nel 2007 a Ferrara, sua moglie, Oletta Baroni, e di aver tentato poi di occultarne il cadavere. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si apprende da fonti del Viminale, ha firmato il decreto di allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza.

L’uomo è stato scarcerato ieri e, dopo la convalida del provvedimento da parte del giudice, è stato preso in custodia dal personale della Questura di Ferrara. È stato quindi accompagnato all’aeroporto di Bologna, da dove è partito ieri pomeriggio. Il difensore di Blackmore, l’avvocato Dario Bolognesi, ha fatto istanza per evitare l’attuazione del decreto di allontanamento, «ma il giudice – conferma il legale – non ha ritenuto di accoglierla. Ora attendiamo le motivazioni, per valutare se fare appello».


Cerca le parole per dare forma ai sentimenti che si susseguono in momenti come questi, Delio Barone, dopo aver appreso che Desmond Richard John Blackmore, l’assassino di sua sorella Oletta, è ora di nuovo in libertà.

‘Des’ è di nuovo libero, che effetto fa dopo così tanto tempo?

«Se è a Londra è un conto, il problema è se ce lo troviamo a girare tranquillo per Ferrara. Non credo che l’esperienza del carcere l’abbia raddrizzato, sinceramente».

Perché?

«Era sposato con mia sorella da una decina d’anni, ma aveva divorziato da un’altra, che poi era nostra cugina, dalla quale aveva avuto un figlio. E così aveva fatto anche con un’inglese. Aveva avuto un figlio, poi se n’era andato».

Cosa ricorda del terribile giorno in cui sua sorella Oletta fu trovata sulle scale, senza vita?

«Quella sera io dovevo suonare al Torrione e lei doveva venirmi a vedere, si era presa apposta un giorno di ferie. Ho avuto il sospetto fosse accaduto qualcosa di grave per tutto il concerto. Ero l’unico a non sapere, il colmo è che nel frattempo tutto il pubblico, invece, sapeva. Prima provai a chiamarla più volte, senza ricevere risposta. Così anche l’altra mia sorella, Luciana: ‘Che fine ha fatto Oletta?’, ci chiedevamo».

Cosa avete fatto allora?

«Chiamammo a casa e ci rispose lui, suo marito Des, come tutti lo chiamavamo: ci disse che non si sentiva bene. Così mia sorella decise di andare a vedere e chiamò l’ambulanza. Lui cercò di sbarazzarsi del corpo, tentò di dire che è morta cadendo. Gli infermieri capirono subito che era già deceduta da chissà quanto tempo».

Che idea si è fatto, nel tempo, di Blackmore?

«È un uomo molto freddo, lui lavorava al cimitero e si occupava di sezionare cadaveri, era l’unico tra gli addetti che rifiutava ogni supporto psicologico. Quel giorno ha preso un cuscino e l’ha soffocata, poi ha lavato le lenzuola ed è andato a lavorare, come se nulla fosse accaduto».

C’erano mai stati segnali d’allarme?

«Non sembrava, anzi, a casa loro andavano spesso anche mia figlia e mia nipote. Anche se, in tutti i modi, ho cercato di dire a Oletta che non era l’uomo giusto».

Perché?

«Aveva già abbandonato altre donne con figli, che genere d’uomo si comporta così?».

Si è mai chiesto perché abbia compiuto un simile gesto?

«Io ho sempre sospettato per soldi, doveva mantenere le precedenti famiglie».

Des ha mai cercato di mettersi in contatto con voi familiari?

«Mai, e per fortuna. Di lui non ho saputo più niente, ai processi io, mia sorella e mia madre (costituiti parte civile, ndr) non abbiamo mai partecipato».

Vi fa paura che sia libero?

«Lui non ha niente da perdere, e questa cosa mi ha sempre fatto agitare. Mi hanno detto di averlo visto pregare sulla tomba di mia sorella, così come l’hanno visto farsi degli aperitivi in centro quando gli davano dei permessi dal carcere. Il mio incubo più grande in tutti questi anni è stato vedermelo davanti, di colpo. Il primo pensiero è che, visto quello che ha fatto, possa farci del male».