Al centro, Doriano Saveri in tribunale
Al centro, Doriano Saveri in tribunale

Ferrara, 27 febbraio 2021 - Doriano Saveri, l’artigiano 45enne accusato di aver ucciso la compagna Rossella Placati, rimarrà in cella. Lo ha deciso il giudice Vartan Giacomelli, chiamato a esprimersi sia sul fermo emesso martedì dal sostituto procuratore Stefano Longhi che sulla richiesta di custodia cautelare in carcere. Il gip, dopo l’udienza celebrata ieri mattina, si è preso qualche ora per soppesare tutti gli elementi raccolti dagli inquirenti ed emettere il provvedimento. La riserva è stata sciolta alle 17, quando ha convalidato il fermo e disposto la misura richiesta, confermando le ipotesi della procura. Ipotesi sulle quali, dopo giorni di riserbo, emergono nuovi dettagli.

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Il contesto. All’origine di tutto ci sarebbe la situazione di tensione legata alla decisione di Rossella di mettere fine al rapporto e mandare via il compagno dall’abitazione di Borgo San Giovanni, a Bondeno. Casa nella quale lei gli permetteva di rimanere, dormendo in stanze separate, in attesa di una nuova sistemazione.

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Rabbia. Nella giornata di domenica, a detta di molti testimoni, Saveri era particolarmente alterato. Nel pomeriggio sarebbe uscito più volte, parlando con diverse persone. Chi lo ha visto lo ha definito "disperato e rabbioso" e con atteggiamenti altalenanti. "Rossella non è la persone che credete" avrebbe ripetuto ai vari interlocutori. Avrebbe inoltre annunciato non meglio precisiate conseguenze, scusandosi al contempo per il proprio comportamento.

Le ultime ore. Il 45enne sarebbe poi rientrato a casa alle 20. A quell’ora ci sarebbe stato l’ultimo litigio con Rossella, pare legato a una telecamera sottratta dall’abitazione. Dopo la discussione, intorno alle 20.15, Saveri sarebbe uscito di nuovo per andare a Vigarano da alcuni familiari. Poi, intorno alle 22, sarebbe tornato a Bondeno. Ha dormito in casa e alla mattina è uscito di nuovo per poi rientrare poco prima delle 8.45, quando infine si è presentato dai carabinieri.

Incongruenze. La ricostruzione, però, non convince gli inquirenti. Troppi i punti che non tornano e che fanno pensare non solo che la donna sia stata uccisa quando Saveri era in casa ma che non possa essere stato altri che lui. Il primo è appunto l’orario del decesso. I primi riscontri medico legali retrodatano la morte a dieci/quindici ore prima dell’accertamento svolto alle 13.30 di lunedì. Quindi tra le 22.30 di domenica e le 3 di notte. Quando cioè il 45enne era in casa. Fino alle 20, inoltre, Rossella era senz’altro viva. A testimoniarlo ci sarebbero messaggi e ‘traffico’ telefonico. Dopo, il silenzio. Secondo punto. Possibile che qualcuno possa essere entrato in casa in assenza di Doriano, senza effrazioni (quindi con le chiavi o facendosi aprire) per assalire Rossella che si trovava al primo piano in accappatoio? Poco credibile, secondo pm e carabinieri. Certo, le verifiche continuano anche su altri fronti ma, a oggi, nessuna pista alternativa è ritenuta plausibile.

Raptus. Tutti gli elementi, secondo gli inquirenti, porterebbero quindi a Saveri. Aveva un movente – ragionano gli investigatori – e, passando la notte a casa, non avrebbe potuto non accorgersi della morte della donna. Rossella è stata infatti massacrata. Non solo colpi alla testa, fracassata da un oggetto contundente mai trovato, ma anche ferite da taglio. Tre fendenti, inferti nella parte sinistra del torace. Un’azione che farebbe pensare a un raptus di violenza improvviso.

Le accuse. L’artigiano, che ha sempre negato tutto, deve rispondere di omicidio volontario aggravato dalla relazione con la vittima. Ieri in aula ha fatto scena muta, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Poche parole dal suo legale, l’avvocato Sergio Pellizzola: "Leggeremo il provvedimento con attenzione e valuteremo l’impugnazione nei tempi e modi di legge".