Willy Branchi, ucciso il 29 settembre 1988
Willy Branchi, ucciso il 29 settembre 1988

Ferrara, 21 luglio 2018 - Nuove persone informate sui fatti, ulteriori accertamenti medico legali, la posizione di un pensionato, già a processo per falso, che rischia di aggravarsi pesantemente. La nuova inchiesta sull’omicidio di Vilfrido Willy Branchi, barbaramente ucciso a Goro il 29 settembre 1988, muove i primi importanti passi, come spiega l’avvocato della famiglia, Simone Bianchi: «Siamo molto fiduciosi perché riteniamo che vi siano elementi fondamentali che ci potrebbero portare dritti alla verità».

E proprio dall’avvocato, con il suo atto di opposizione all’archiviazione, a maggio è arrivata nuova linfa all’indagine diretta dal pubblico ministero Andrea Maggioni. Ma quali sono queste novità? La prima, innanzitutto. Secondo il legale, sarebbero state individuate ad oggi almeno due persone informate sui fatti, «se non addirittura tre», mai sentite in precedenza nei 30 anni trascorsi. «Personaggi che potrebbero aver assistito, o essere venuti a conoscenza direttamente di ciò che è accaduto quella maledetta notte, quando Willy venne trucidato con la bocca di una pistola da macello».

E gli inquirenti quei nomi, cognomi e soprannomi, li conoscono molto bene e presto partiranno le convocazioni in via Mentessi per rinfrescargli la memoria. Il secondo aspetto riguarda la scienza, dopo la riesumazione del 2015 fatta da Giovanni Pierucci (che mercoledì sarà chiamato ad una nuova riesumazione, quella del carabiniere Pier Paolo Minguzzi ucciso l’anno prima di Willy). Gli elementi emersi da quell’accertamento, infatti, verranno ‘riletti’ daccapo, ma soprattutto – stando alle indiscrezioni che trapelano – sarebbero già state fissate altre operazioni medico legali con uno scopo ben preciso: arrivare al Dna dell’assassino (o degli assassini). «Stiamo valutando questa ipotesi - taglia corto il legale –, e il nuovo tipo di accertamento potrebbe essere molto, molto importante». Infine, ecco il terzo elemento di rilievo, che riguarda da vicino la figura di Carlo Selvatico. Per il pensionato di Goro, la settimana scorsa si è aperto il processo che lo vede alla sbarra per aver detto il falso davanti all’allora pm Tittaferrante proprio nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio Branchi.

All’udienza, con l’imputato assente, la famiglia si era costituita parte civile: «Perché Selvatico – le parole del legale davanti al giudice Tassoni -, con quelle affermazioni sviò l’indagine creando un danno al lavoro degli inquirenti». Oggi la sua posizione rischia di aggravarsi pesantemente: «Nell’inchiesta sull’assassinio, il ruolo di Selvatico potrebbe risultare determinante e per questo potrebbero molto presto aprirsi profili di responsabilità penale ben diversi dal ‘semplice’ falso».

Nicola Bianchi