La vittima Marcello Cenci

Ferrara, 11 maggio 2018 - Omicidio premeditato con l’aggravante di aver ucciso una vittima di stalking e di averla aggredita cogliendola di sorpresa, mentre non era in grado di difendersi. Parole pesanti come pietre quelle fissate dal sostituto procuratore Ciro Alberto Savino nell’avviso di fine indagine notificato ai legali di Eder Guidarelli Mattioli. Macigni che delimitano il perimetro delle accuse formulate nei confronti del 33enne italo-brasiliano, in carcere per aver strangolato l’ex amico Marcello Cenci, in preda a un raptus di gelosia. Ci sono voluti più di dieci mesi, ma la procura è riuscita a chiudere il cerchio intorno al delitto avvenuto la notte del 2 luglio 2017 sotto l’abitazione di Valencia nella quale il 32enne di Pontelagoscuro si era trasferito, proprio per sfuggire alla persecuzione del coetaneo. Un’odissea legata soprattutto a un lungo ed estenuante braccio di ferro giudiziario, che ha visto contrapposti inquirenti spagnoli e italiani. Solo con un passaggio a Eurojust (l’organismo comunitario che coordina le procure europee), la controversia è stata sciolta, indicando l’Italia come luogo in cui processare Guidarelli.

 

La soluzione del caso, però, ha richiesto tempo. Tempo per risolvere il conflitto di competenza, tempo per ottenere gli incartamenti dalla Spagna e tradurli e tempo per completare gli accertamenti. Dal momento in cui Guidarelli è stato arrestato a Ventimiglia dai carabinieri del nucleo investigativo di Ferrara, è passato quasi un anno. Si è arrivati quasi a ridosso della scadenza dei termini di custodia cautelare. Ma, una volta ottenuto il via libera, la procura estense ha messo le ali ai piedi, risolvendo le ultime questioni rimaste in sospeso. L’altro ieri è stata depositata la perizia autoptica, nella quale i medici legali confermano la morte per strangolamento. Era l’ultimo tassello che mancava per completare il puzzle di una tragedia.

L’atto notificato ieri mattina ai legali di Guidarelli (gli avvocati Eugenio Gallerani e Giacomo Forlani) ripercorre in poche righe quanto accaduto quella notte di luglio a Valencia. Eder, secondo l’accusa, avrebbe agito «con premeditazione» strangolando Marcello «con le mani e con una corda». Il tutto cogliendo di sorpresa la vittima, in un momento in cui non era in condizione di potersi difendere in maniera adeguata. Il tragico epilogo di una lunga scia di violenze per il quale ora la procura si prepara a chiedere il giudizio.