La fiaccolata in ricordo di Cinzia Fusi (Foto Businesspress)
La fiaccolata in ricordo di Cinzia Fusi (Foto Businesspress)

Copparo (Ferrara), 30 agosto 2019 - Capire quanto è intercorso tra i colpi inferti e la richiesta di intervento dei sanitari, per valutare se, agendo in altro modo, Cinzia Fusi poteva salvarsi (FOTO). E se abbia cercato di opporre resistenza, così come quanti colpi l’abbiano uccisa. Queste sono solo alcune delle domande alle quali darà ora risposta l’autopsia sul corpo di Cinzia Fusi, la donna di 34 anni uccisa dal compagno Saverio Cervellati con più colpi di mattarello da cucina alla testa sabato a Copparo, dopo una lite tra i due avvenuta nel garage di via Primicello, prima di partire per una giornata al mare. L’esame autoptico intende fare chiarezza e dare un riscontro alle confessioni fornite da Cervellati, 52 anni, suo datore di lavoro e compagno da circa sei anni.

L’autopsia, avvenuta ieri, è stata svolta, su incarico della Procura, dal consulente Paolo Frisoni. Gli accertamenti sul corpo della donna sono iniziati dopo il riconoscimento della vittima da parte di un cugino di Cinzia Fusi, per evitare ai genitori, anziani, ulteriore agitazione, come ha spiegato l’avvocato della famiglia, Denis Lovison. Il medico legale ha richiesto e ottenuto 90 giorni per il deposito della sua relazione. Gli esiti dell’autopsia (durata fino alle 17.30), accerteranno causa e modalità della morte, così come la riconducibilità del decesso alla sequenza di colpi inferti, e quanti essi siano stati.

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Dalle prime indagini, sembrerebbero essere stati almeno una decina. L’autopsia, soprattutto – e questo cambierebbe la situazione del reoconfesso – accerterà quanto tempo è intercorso tra l’aggressione e la richiesta di soccorsi da parte di Saverio Cervellati, dando un quadro più chiaro sulla sua condotta. In più, fornirà elementi utili a capire se la donna ha tentato di difendersi, e se ci siano ecchimosi sul corpo che possano propendere per una immobilizzazione (possibilità sconfessata dal legale di Cervellati, l’avvocato Elisa Cavedagna). A breve la salma sarà restituita ai familiari.

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Anche la famiglia di Saverio Cervellati è incredula per quanto è accaduto il 24 agosto: «Saverio – dice un parente che preferisce mantenere l’anonimato – è sempre stato un uomo tranquillissimo, tutto casa e lavoro. Mai avremmo pensato che potesse compiere un simile gesto. Ci ha sconvolto, e non poco, la notizia di quanto accaduto. Ne siamo venuti a conoscenza attraverso le notizie in internet, e non riuscivamo, allora come adesso, a capire cosa possa essere scattato in lui per compiere un gesto così efferato». Il familiare di Cervellati, ora, ritiene indispensabile stare accanto alla moglie del 52enne e ai suoi figli: «Cercheremo – dice – anche di metterci in contatto con la famiglia di Cinzia Fusi, per esprimere il nostro cordoglio per il dolore che stanno subendo, e che nessuno potrà mai immaginare, per la perdita della loro unica figlia».

‘L’amore non uccide’. Questo recitava il cartello che è stato portato ieri, in corteo, alla fiaccolata (FOTO) che si è svolta a Copparo per dire basta alla violenza sulle donne e ai femminicidi. Alla manifestazione, organizzata dall’Unione donne italiane, dal Centro donna e giustizia di Ferrara, dai sindacati di Cgil, Cisl, Uil e appoggiata dalle istituzioni, hanno partecipato centinaia di persone, che con una candela in mano, hanno camminato lungo le vie del centro, per ricordare Cinzia Fusi, ma anche le tante altre vittime di violenza. «Siamo qui – ha affermato la presidente del Centro donna e giustizia, Paola Castagnotto –, per esprimere vicinanza alla famiglia della vittima. Ma anche per sensibilizzare sul tema della violenza sulle donne, serve responsabilità pubblica e civile. Servono atti concreti di prevenzione, la diffusione di modelli comportamentali in tutti gli ambiti, dalla scuola, ai luoghi di lavoro per contrastare questo fenomeno».

Ad affiancare l’iniziativa, erano presenti anche le amministrazioni comunali di Riva del Po, di Copparo, e altri rappresentanti delle istituzioni provinciali che sono scese in corteo assieme ai cittadini per dare un segnale forte: «Questo evento – ha detto il sindaco Fabrizio Pagnoni – ha sconvolto la nostra comunità e va stigmatizzato senza se e senza ma. Vogliamo esprimere la nostra vicinanza alle due famiglie, che sono state rovinate da questa tragedia. Siamo stanchi di contare vittime di atti di violenza. E occorre mettere in atto azioni concrete di sensibilizzazione per scongiurare il ripetersi di questi casi drammatici».

Il corteo ha proseguito lungo tutte le vie del centro storico, accompagnato all’altezza della chiesa dei Santi Pietro e Paolo dal suono delle campane che hanno suonato a lutto. La conclusione è stata dinanzi alla panchina rossa, collocata nel parco pubblico dinanzi al Municipio: una panchina rossa che vuole ricordare le vittime di violenza e che vuole essere un monito a fare di più per contrastare un fenomeno ingiustificabile, che non ha mai motivazioni.