Pier Paolo Minguzzi

Ferrara, 7 luglio 2018 - Ferrara, 7 luglio 2018 - La prova decisiva è là dentro, gli inquirenti ne sono convinti. In quella bara del cimitero di Alfonsine, con il corpo di Pier Paolo Minguzzi. E proprio sotto a quel coperchio, in ciò che resta oggi del carabiniere di Mesola sequestrato e ucciso nel 1987, legato a una grata e sputato fuori dal Volano il primo maggio, si riverserà tutta l’attenzione dell’inchiesta sull’omicidio, riaperta il mese scorso e che vede tre indagati (gli ex carabinieri Tasca e Del Dotto e l’idraulico Tarroni). «La soddisfazione della famiglia – spiegano gli avvocati Luca Canella e Paolo Cristofori – è grande, unita alla speranza che le tecniche attuali possano dare finalmente quella risposta che si aspetta da 31 anni. Non sarà facile quando quella bara verrà aperta, ma questo passaggio potrebbe rappresentare la vera svolta».

Autopsia. Pier Paolo sparì la notte del 21 aprile ’87, dopo aver accompagnato la fidanzata ad Alfonsine. «L’ho visto girare a destra – spiegò Sabrina agli inquirenti – quando se ne è andato, cioè verso casa sua… in merito al rumore che ho udito mentre stavo rientrando in casa, ho avuto l’impressione della presenza di qualcuno».

Il giorno dopo il ritrovamento, in località Cà Cella di Comacchio, era stato individuato il cascinale, senza un’inferriata, dove era stato probabilmente ucciso il 21enne; all’interno vennero alla luce impronte di calzature e una maglietta di cotone. Qui sarebbe stato legato all’inferriata, poi gettato nel fiume. E sempre qui, Pier Paolo potrebbe aver tentato di difendersi fino alla morte. Ecco perché Mobile e Procura di Ravenna, sperano di riuscire a trovare nella salma frammenti di Dna dei suoi aguzzini: sul collo, sulle caviglie, sui polsi, nei punti dove venne legato. Non sarà facile, vista la lunga permanenza in acqua, ma il corpo di Pier Paolo potrebbe ancora ‘parlare’. Martedì alle 11.30 si procederà con il conferimento dell’incarico al medico legale della Procura chiamato a fare una nuova autopsia, a seguire verranno rese note tempistiche e modalità dell’esame. «Saranno momenti durissimi per la famiglia – chiudono i legali –, ma la speranza di arrivare alla verità sarà superiore».