Riccardo Vincelli e Manuel Sartori
Riccardo Vincelli e Manuel Sartori

Ferrara, 29 agosto 2017 - Manuel Sartori non è infermo di mente. Lo hanno stabilito lo psicologo e lo psichiatra forense che si sono occupati della perizia di parte sul 17enne di Caprile, esecutore materiale dell’omicidio di Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni (FOTO), genitori di Riccardo Vincelli, amico del cuore di Manuel e mente del massacro di Pontelangorino. Il documento stilato dai due professionisti è una delle armi con le quali l’avvocato Lorenzo Alberti Mangaroni Brancuti, difensore di Sartori, si prepara ad affrontare il processo. L’accusa da contrastare è pesante. Il pm della procura dei minorenni di Bologna, Silvia Marzocchi, contesta a entrambi i ragazzi l’omicidio premeditato. Secondo gli inquirenti, i due adolescenti avrebbero infatti pianificato il delitto ben prima della mattanza, avvenuta il 10 gennaio nella villetta dei coniugi in via Fronte Primo Tronco.

L’analisi dei consulenti si sofferma su svariati aspetti della psicologia del giovane, cristallizzando però un punto fermo: Manuel Sartori non soffre di alcun tipo di infermità mentale. Tradotto, psicologo e psichiatra non hanno riscontrato patologie tali da poterlo dichiarare incapace di intendere e di volere. Neppure parzialmente. Altro discorso sarà chiarire cosa in quel momento gli sia passato per la testa. Cosa abbia generato quel momento di buio che ha armato la sua mano contro i genitori dell’amico, una coppia che l’aveva visto crescere. Secondo gli esperti consultati dall’avvocato Alberti, una delle chiavi di lettura sarebbe da ricercare nella «profonda immaturità» che caratterizza l’adolescente. Tutti aspetti che verranno approfonditi in aula davanti al giudice.

La data dell’udienza deve essere ancora fissata. Questione di giorni probabilmente, giusto il tempo di riprendere l’attività giudiziaria dopo lo stop del mese di agosto. L’inchiesta è stata all’inizio dell’estate. Il pm ha raccolto tutti gli elementi e ha formulato la sua accusa: omicidio premeditato. Ora tocca alle difese cercare di smontare il fortino costruito dal lavoro di carabinieri e procura che, nelle settimane successive al delitto, hanno scavato a ritroso nella vita dei due giovani senza tralasciare nemmeno i dettagli all’apparenza più irrilevanti. E ora, a quasi un anno dai fatti, i due ragazzi si troveranno a rispondere di un orrore inimmaginabile. Manuel e Riccardo attendono il processo nelle loro celle delle carceri minorili di Bologna e Torino (entrambi hanno optato per un abbreviato condizionato). Ognuno di loro sta seguendo un percorso di recupero con esperti e psicologi. Gomito a gomito quella notte di sangue, ma oggi, a sette mesi dai fatti, più lontani che mai.