Salvatore Vincelli e Nunzia di Gianni, uccisi nella loro abitazione di Pontelangorino

Ferrara, 23 febbraio 2017 - L’eredità dell’assassino. Il Comune di Torino – città che lo ‘ospita’ – deve nominare un tutore che si occupi del 16enne Riccardo Vincelli, accusato di essere il mandante dell’omicidio dei suoi stessi genitori, le vittime di Pontelangorino Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni. Il sedicenne è attualmente rinchiuso nel carcere minorile di Torino e, nonostante il film dell’orrore che gli ruota attorno è uno dei due eredi dei coniugi assassinati, mentre dormivano, a colpi di ascia dal 17enne Manuel Sartori, esecutore del massacro al soldo dell’amico. L’eredità dell’assassino, si diceva. Già perché Vincelli è il figlio unico delle vittime e fratellastro (per parte di padre) di un ragazzo che risiede a Torino. L’avvocato del giovane affermava proprio ieri che Riccardo starebbe pienamente prendendo coscienza di ciò che avrebbe commesso ma, per la legge, ‘merita’ di dividere con gli altri successori l’eredità dei genitori uccisi. Dura lex sed lex. Intanto si stanno quantificando patrimonio dei coniugi Vincelli e modalità per suddividere i beni tra i due fratelli.

Riccardo Vincelli è a Torino e il suo legale, Gloria Bacca parla di un «ragazzo senza più pelle». Come se fosse costretto a vedere e a rivedere all’infinito il film di quella notte. Con protagonisti (le vittime) i suoi genitori. Con carnefici lui e l’amico Manuel. Nell’attesa del deposito delle perizie e, soprattutto, di un processo che scaverà sulla carne viva di famiglie e comunità, gli avvocati sono alle prese con le personalità dei loro assistiti. Anche perché è sul rapporto tra i due che si giocherà parte importante della storia di Pontelangorino. «Da più parti – così l’avvocato Gloria Bacca – è passato il messaggio che il carattere forte, dominante, sarebbe stato quello di Vincelli». Vincelli avrebbe sedotto l’amico con il miraggio di mille euro se avesse ammazzato Nunzia e Salvatore. Vincelli avrebbe pianificato, controllato e mosso la mano dell’amico Manuel. «Aspetti tutti da chiarire» dice Bacca. Anche perché non è detto che il diritto possa coprire tutta la spiegazione di una storia dell’orrore scavata tra i tunnel di un rapporto tra adolescenti.

Il rapporto tra i due, il vocabolario recondito di un’amicizia nata e cresciuta a Pontelangorino saranno il terreno di scontro del processo. Bocche cucite, per ora. Strategie e dialoghi con gli assistiti stanno scandendo l’attesa della perizia che deve ancora essere depositata e che darà la rotta di un viaggio iniziato con la notizia di due genitori uccisi a colpi d’ascia, una notte di gennaio. A Pontelangorino.