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31 gen 2018

Ferrara, omicidio stradale. Chiesti 5 anni per il primo imputato

Nell’aprile 2016 sulla Provinciale 48 venne travolta e uccisa una dipendente della Cidas

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L’immagine del terribile schianto di Cesta, costato la vita alla sfortunata Romana Bonaccorsi
L’immagine del terribile schianto di Cesta, costato la vita alla sfortunata Romana Bonaccorsi

Ferrara, 31 gennaio 2018 - Per l’accusa, dopo aver invaso la corsia opposta con un alcolemia pari a 0.93 grammi per litro, il 13 aprile 2016 travolse e uccise Romana Bonaccorsi, 56 anni. Omicidio stradale, e fu il primo contestato nella nostra provincia dopo la sua entrata in vigore. Oggi, per quello schianto, il pm onorario Elisa Bovi presenta il conto: 5 anni per il 589bis (omicidio stradale) e 4 mesi per la guida in stato di ebbrezza, oltre a 2mila euro di ammenda. Una decisione contestata dall’avvocato Massimo Cipolla, difensore di Rimi Mezani, 44 anni di origini albanesi: «Ci opponiamo su tutta la linea – spiega – a partire dai referti forniti, i quali vennero acquisiti senza rispettare il diritto di difesa. Il prelievo al mio assistito, ad esempio, è stato fatto senza informare il legale. Un aspetto su cui la Cassazione parla molto chiaramente. La ricostruzione del sinistro, inoltre, è stata contestata duramente dal nostro consulente sulla base di studi matematici».

Lo scontro era avvenuto sulla provinciale 48 a Cesta di Copparo intorno alle 20.30 e l’oggi imputato si trovò ad essere tristemente il primo indagato per omicidio stradale del nostro territorio. «Stiamo facendo ogni sforzo – riprende l’avvocato Cipolla – per dimostrare la nostra estraneità alla ricostruzione fornita dalla procura». All’albanese, oltre alla guida in stato di ebbrezza, è contestato anche l’aver superato il limite di velocità dei 90 orari (viaggiava ai 98) e l’aver invaso la corsia opposta di marcia dopo aver perso il controllo della sua Daewoo Tacuma all’uscita di una curva. C’è un altro aspetto, infine, che evidenzia l’avvocato Cipolla e riguarda i possibili testimoni del sinistro: «Ho la sensazione che tutti quelli che ho cercato, abbiamo mostrato una forte volontà di non voler venire a raccontare i fatti». Quella sera la 56enne dipendente Cidas, originaria di Tresigallo ma da qualche anno residente a Grignano Polesine nel Rodigino, stava rincasando per raggiungere l’anziana madre che l’aspettava per cena. Il giudice Vartan Giacomelli ha rinviato al 22 marzo per eventuali repliche e sentenza.

 

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