NICOLA BIANCHI
Cronaca

Omicidio Willy, rispunta la lettera di 9 anni fa, Arma e Procura: "L’anonimo si faccia avanti"

L a missiva senza firma, agli atti fin dal 2015, arrivò al fratello del diciottenne ucciso nel 1988 In possesso del Carlino e pubblicata già all’epoca, faceva riferimento a un uomo, oggi indagato

Ferrara, 8 noveembre 2023 – “Due pagine con nomi e luoghi precisi". Poi sotto: "La lettera anonima al fratello di Willy è già stata acquisita dagli inquirenti". Era il 29 ottobre 2015 quando il Carlino pubblicò in esclusiva l’articolo con quel titolo. Il fascicolo era quello di Vilfrido Willy Branchi, il diciottenne di Goro assassinato barbaramente la notte del 29 settembre 1988 da mani ancora ignote, riaperto il 10 novembre 2014 grazie a un’inchiesta del nostro giornale.

Vilfrido Willy Branchi fu ucciso barbaramente la notte tra il 29 e 30 settembre 1988 a Goro e abbandonato nudo lungo l’argine del Po con il solo portafoglio
Vilfrido Willy Branchi fu ucciso barbaramente la notte tra il 29 e 30 settembre 1988 a Goro e abbandonato nudo lungo l’argine del Po con il solo portafoglio

Oggi quella lettera, che finì nell’immediatezza agli atti dell’indagine ma che, evidentemente, non venne esaminata così a fondo e nella sua interezza, torna alla ribalta. E lo fa attraverso una nota di Procura e Arma, che da nove anni stanno stancamente indagando per risalire agli autori – perché non si trattò di un’azione di un estemporaneo – dell’omicidio, a ’caccia’ dello scrivente "anonimo" che potrebbe sapere "come sono andati i fatti" e "fare emergere la verità".

LA MISSIVA

Mercoledì 28 ottobre 2015, le otto del mattino: Luca, fratello di Vilfrido, nella buchetta delle lettere di casa, in via Cesare Battisti a Goro, trova una busta chiusa. L’indirizzo è scritto a mano, sul francobollo c’è il regolare timbro di Poste italiane. Tutto è partito da un qualche luogo della provincia di Ferrara. Luca la apre, dentro trova due fogli scritti con una grafia buona, ma senza la firma. Si parla di Willy, la cui riesumazione è già fissata per il vicino 16 novembre. Si raccontano situazioni e fatti precisi, si parla di luoghi, uno in particolare e mai emerso prima di allora nelle carte degli inquirenti: Oca Marina, una dozzina di chilometri da Goro, dove il giovane Vilfrido potrebbe essere stato attirato in passato. Qui, e non solo qui, uno dei luoghi scelti da un giro di pedofili che – elemento accertato negli anni – richiamava ragazzini deboli per squallidi festini in cambio di regalie e qualche soldo.

UN NOME

Ma quelle due pagine buttate giù a mano e con una terminologia ritenuta da giovane, diranno molto di più. Già, perché si fanno nomi e cognomi di persone che potrebbero aver avuto un ruolo nell’omicidio di quel ragazzone di un metro e novanta dalle mani enormi. In particolare si parla di un uomo che avrebbe avuto un ruolo principale nell’omicidio, già conosciuto dalle forze dell’ordine e ritenuto soggetto pericoloso per via di risse e botte, che dorme su una barca da pescatore.

"Il mittente – scrivemmo nel 2015 – sembra molto deciso, sicuro di ogni parola che va raccontando, convinto di dare una chiave di volta dell’omicidio. Verità? Invenzione? Un mitomane?". La missiva, come detto, finì fin da quel 28 ottobre 2015 agli atti, la persona additata quale responsabile venne identificata ma mai sentita in nessun modo, nè all’epoca indagata. Cosa che avverrà solo un paio d’anni fa e lo è tutt’oggi, con altri due (fratelli di Goro), per omicidio. Nessuno però è mai stato ascoltato dagli inquirenti.

In merito alla lettera anonima (e dunque inutilizzabile proceduralmente), definita solo oggi "nuova, importantissima, pista investigativa", dicono carabinieri e Procura: "Nonostante tutti gli sforzi profusi – così una nota –, non è stato possibile identificare l’autore dello scritto. I successivi impegni investigativi sono stati dedicati al puntuale accertamento delle indicazioni provenienti dal contenuto della missiva, una vera fonte di informazioni, tutte dettagliatamente riscontrate". Manca però "ancora un tassello per poter chiudere il cerchio": l’autore delle pagine che "sa come sono andati i fatti quella notte". Di qui l’appello che si faccia avanti. Nove anni dopo.

I FASCICOLI

Nove anni di indagini lunghe e farraginose, in un clima, quello di Goro e dintorni, di vergognosa e imbarazzante omertà, che hanno portato a sentire 229 testimoni e a intercettare 205.000 conversazioni pari a 11.300 ore di ascolto. Ancora aperte le posizioni di 8 persone, indagate a vario titolo per falso e calunnia, mentre a febbraio è stato assolto in Appello (calunnia) il chiacchieratissimo don Tiziano Bruscagin che con le sue parole dette nel 2014 al nostro giornale fece riaprire l’inchiesta. Dichiarazioni precise con nomi e fatti, ritenute dai giudici attendibili, o perlomeno sentite da altri nell’immediatezza dell’omicidio, che aprirono uno squarcio forse troppo presto dimenticato.