Un’edizione senz’altro insolita, quella del Premio Estense numero 56. A partire dalla riunione della giuria tecnica, chiamata oggi a decidere la quartina di finalisti. Mai come quest’anno la platea di candidati è stata tanto folta: si tratta di ben 50 volumi, un record (si era arrivati, in passato, a poco più di quaranta), a dimostrazione dell’appeal che il riconoscimento – destinato a libri scritti da giornalisti – ha assunto, via via, dalla nascita nel 1965. Edizione insolita, dicevamo: l’emergenza Covid ha già introdotto qualche novità nella riunione della giuria tecnica (una parte della quale sarà stamattina nella sede di Unindustria in via Montebello, mentre gli...

Un’edizione senz’altro insolita, quella del Premio Estense numero 56. A partire dalla riunione della giuria tecnica, chiamata oggi a decidere la quartina di finalisti. Mai come quest’anno la platea di candidati è stata tanto folta: si tratta di ben 50 volumi, un record (si era arrivati, in passato, a poco più di quaranta), a dimostrazione dell’appeal che il riconoscimento – destinato a libri scritti da giornalisti – ha assunto, via via, dalla nascita nel 1965. Edizione insolita, dicevamo: l’emergenza Covid ha già introdotto qualche novità nella riunione della giuria tecnica (una parte della quale sarà stamattina nella sede di Unindustria in via Montebello, mentre gli altri saranno collegati in video), e soprattutto imporrà inevitabili modifiche nella cerimonia di premiazione, prevista per sabato 26 settembre.

Ma non precorriamo i tempi. Oggi infatti l’attesa è per scoprire il poker degli autori che si contenderanno l’Aquila d’Oro, appannaggio nel 2019 di Francesca Mannocchi con ‘Io Khaled vendo uomini e sono innocenti’. Un libro sulla tratta dei migranti, premiato ma anche discusso in quanto considerato, da parte della giuria popolare, una ricostruzione romanzesca più che un reportage o un saggio giornalistico.

Ma la gamma espressiva, oltre che il ventaglio degli argomenti, si fa sempre più ampia, al punto che oggi per la giuria tecnica si prospetta una selezione complicata. In lizza, tra i cinquanta, ci sono tanti nomi notissimi dei giornali e della tv, alcuni già vincitori e molti già tra i finalisti. Si va da Ferruccio De Bortoli (vincitore del premio Granzotto nel 2001) a Domenico Quirico (Aquila d’Oro del 2014), da Lilli Gruber (anche lei onorata con il Granzotto nel 2015) a Bruno Vespa (altro vincitore del Granzotto nel 2011). E poi Massimo Gramellini, Antonio Polito, Carlo Freccero, Mario Calabresi, Giampiero Mughini, Enrico Deaglio, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (finalisti in coppia, aspiranti alla quartina da single). Non manca la componente legata in qualche modo al nostro giornale, con gli ex direttori Giovanni Morandi e Giancarlo Mazzuca, assieme a Pier Francesco De Robertis. Nel lungo elenco, c’è anche un libro scritto da ferraresi e pubblicato a Ferrara: si tratta di ‘Ferrara e il suo petrolchimico’, edito da CdS Cultura. L’ambizione è di entrare tra i finalisti, per vedere l’Aquila d’Oro posarsi su un ferrarese occorre tornare a Folco Quilici negli anni ’90 e a Vittorio Sgarbi del 1985.

Vasta anche la gamma dei temi: si va dai migranti (tre libri sono dedicati a questo argomento) alla strage di piazza Fontana (due libri), dalla politica, sia italiana che internazionale, alla scrittura. Si parla di tv con Carlo Freccero, si riflette di Internet con Christian Rocca, non manca neppure la popolarità de Le Iene con Pablo Trincia, che candida il suo ‘Veleno’ (incentrato sui fatti di Bibbiano). E ancora, biografie ragionate su Eugenio Scalfari o Bettino Craxi, e autobiografie in punta di penna.

Non sarà comunque quella della quartina di finalisti l’unica scelta cruciale di oggi. Il presidente della Fondazione Premio Estense Gian Luigi Zaina, assieme a sei industriali ferraresi, dovranno infatti decretare il vincitore del riconoscimento ‘Uno stile nell’informazione’ intitolato a Gianni Granzotto, primo presidente del Premio Estense. L’anno scorso la Colubrina d’argento, simbolo di questo premio, è stato assegnato a Lucia Annunziata.