Quella tela ’restituita’ al Maestro

Gli esperti risconoscono la sua mano nel Ritratto di frate cappuccino

Quella tela  ’restituita’ al Maestro

Quella tela ’restituita’ al Maestro

Quella che riapre è una Pinacoteca che nel suo percorso su due piani mostra la bellezza dell’arte, la grandiosità di Guercino tra sguardi, gesti, luci, ombre, particolarità del territorio, di tele donate dal mecenatismo locale o di capolavori depositati da Enti ma che può far mostra anche di due opere che hanno aumentato il loro valore con la recente attribuzione a Guido Reni e a Guercino. "La tela ‘Ritratto di frate cappuccino’ era di Benedetto Gennari e ultimamente è stata attribuita a Guercino – ha detto Lorenzo Lorenzini, direttore dei musei – un’attribuzione che è avvenuta in base all’analisi più attenta dal punto di vista stilistico. C’è sempre stato il sospetto che ci fosse l’intervento del Maestro in questo quadro bellissimo. Gli studi sono progrediti così come gli storici dell’arte che hanno ritenuto opportuno restituirla a Guercino, guardando anche la bellezza delle mani dipinte, lo sguardo e una serie di elementi. Ora abbiamo un Guercino in più". A questo si unisce un dono fatto da Denis Mahon che ora diventa ancora più prezioso. "L’opera ‘Rinaldo Corradini sul mulo’ un paio di mesi fa è stata attribuita a Guido Reni – è l’altra sorpresa svelata da Lorenzini – Mahon l’aveva individuata ad un’asta, e sapendo che avrebbe attirato l’attenzione, incaricò un’altra persona all’acquisto e donato a Cento. Tanti storici dell’arte hanno meditato sul dipinto facendo ipotesi più varie e un paio di mesi fa è stato attribuito a Reni da Daniele Bennati in base a una lettura molto attenta degli inventari di Casa Borghese a Roma".

Una Pinacoteca che racconta di Guercino, della sua bottega, di ritratti e di nature morte ma anche di particolarità della storia centese. Si parla dell’autoritratto del 1883 dell’unica pittrice centese Ada Mangilli, delle terrecotte trovate negli scavi della Rocca, del grande affresco del ‘400 che con tutto il muro fu tolto dalla chiesa dell’ospedale divenuta deposito di legna per entrare in Pinacoteca spaccando dei muri arrivando perfetto fino ad oggi, la tela ‘Santi Rocco e Sebastiano’ di Gandolfi recuperata dalla Fondazione Carice che è il bozzetto dell’opera che andò bruciata nell’omonima chiesa o alcuni degli affreschi di Guercino tra cui Casa Pannini con l’unica testimonianza dello stato in cui versavano nel 1840.

Laura Guerra