LAURA GUERRA
Cronaca

"Rivivere lo Sbarco, un’emozione fortissima"

I racconti dei centesi che hanno raggiunto in divise originali dell’epoca la Normandia per rievocare il D-Day della II Guerra Mondiale

"Rivivere lo Sbarco, un’emozione fortissima"

"Rivivere lo Sbarco, un’emozione fortissima"

CENTO

Alla commemorazione dell’80esimo anniversario dello sbarco in Normandia, c’erano anche Cento e Dosso, con alcuni rievocatori che sono tornati da poco da questa esperienza forte e unica, toccando davvero con mano uno dei luoghi più significativi della II Guerra Mondiale, vivendo in prima persona le sensazioni date da quei luoghi che trasudano sangue, battaglie ma anche libertà. Si tratta di Vanni Borgatti con la moglie Sonia Ramponi partiti da Reno Centese e Damiano Bonvicini di Dosso di Terre del Reno che in divise storiche hanno vissuto questa particolare esperienza, rappresentando dunque anche il nostro territorio in Normandia, in occasione di questo importante appuntamento storico. "Essere lì nei giorni che celebravano lo sbarco è stato un sogno che si è avverato – dice Vanni Borgatti che fa rievocazione storica e collezionismo da tanti anni – abbiamo provato emozioni fortissime. E incontrare anche i pochi reduci ci ha fatto scappare anche una lacrima ascoltando i loro racconti e vedere uno di loro, di quasi 100 anni, salire su un campion uguale a quello che guidava in guerra. Ci ha colpito in modo particolare anche il calore della gente, l’accoglienza che ci hanno riservato in ogni paese attraversato, con folle oceaniche che ci hanno accolto a braccia aperte". Una rievocazione durante la quale hanno scelto di indossare divise particolari. "Ho scelto la divisa da paracadutista dell’82mo aviotrasportati come quella usata per il lancio della notte nel 1945 precedendo lo sbarco – dice – era la zona attorno a Saint Mere Eglise dove siamo stati anche noi. Emozionate indossarla lì, dove molti paracadutisti americani, deviati dal vento, arrivarono proprio nel centro del paesino e dove al campanile della chiesa è ancora appesa una sagoma a ricordare il punto dove atterrò il noto John Steele, paracadutista ferito e fatto prigioniero nelle ore antecedenti lo sbarco. Sonia invece aveva la divisa da ausiliaria dell’esercito che avevano compiti diversi, dall’assistenza ai feriti alle comunicazioni". Come loro, partito con la History & Military Vehicles Italia è anche Damiano Bonvicini. "Tuta da lavoro, originale d’epoca, usata spesso anche dagli equipaggi dei mezzi corazzati e dei cacciacarri – spiega - Usarla in Normandia è stato particolare perché sentivo come la presenza di chi poteva averla indossata, riportata negli stessi luoghi che hanno visto tanto sacrificio. Ho pensato al rispetto verso chi quell’uniforme l’ha portata e ho pensato che, usandola originale senza modifiche, stavo portandogli il giusto rispetto". Nel mondo della storia fin da bambino. "Mi ha colpito molto l’incontro con i reduci, i loro racconti e come lì ogni cosa storica sia stata valorizzata, a differenza dell’Italia – prosegue – mi ha emozionato Colleville davanti al cimitero americano e l’esposizione mezzi dell’overlord Museum dove ho potuto sfiorare il famoso carro armato Fury e visto lo Chateau de Vouilly, la base dov’era Hemingway, poi Pegasus al ponte che è stato un pezzo chiave dell’avanzata post sbarco resa possibile dai pará inglesi, ma anche vedere il cimitero tedesco a La Cambe e la stessa Isigny che ci ha ospitato". E sulle spiagge del D-Day anche la presenza di Cento e l’alto ferrarese è stata importante.