"Salus e Quisisana, dipendenti a rischio. Serve un accordo per salvarli"

"Salus e Quisisana, dipendenti a rischio. Serve un accordo per salvarli"

"Salus e Quisisana, dipendenti a rischio. Serve un accordo per salvarli"

Sono tante, ancora, le incertezze che si addensano sul futuro dei lavoratori di Salus e Quisisana. Per tentare di arrivare a una soluzione che non sia eccessivamente impattate, i sindacati incontreranno i vertici delle due strutture tra domani e giovedì. A fare il punto con il Carlino, benché il tavolo di trattativa sia unitario, è il segretario della Fp-Cisl, Kevin Ponzuoli. "Il nostro obiettivo – spiega il sindacalista – è quello di arrivare a un accordo che non sia eccessivamente impattante sui diritti dei lavoratori e che consenta loro di non ‘bruciarsi’ le ferie correnti ma, se dovranno stare a casa, di smaltire prioritariamente le ferie accumulate in precedenza". C’è, però, un problema in questo senso. Sì, perché "la gran parte dei lavoratori sono giovani e agli inizi, per cui non hanno molto margine, né tanto meno giorni arretrati sui quali poter contare".

Sono circa duecento i lavoratori che, secondo le stime di Ponzuoli, rischiano la cassa integrazione per via di una "gestione assolutamente miope dei pazienti da parte dell’azienda Usl". L’incontro con le direzioni delle strutture sanitarie private, prosegue il sindacalista, "servirà per avere un quadro più dettagliato delle iniziative da intraprendere e per quanti lavoratori, in effetti, si prospetta la soluzione del ricorso all’ammortizzatore sociale". Se per la Salus "la carenza di pazienti ‘mandati’ dall’Ausl ha un impatto minore, perché la struttura ha la possibilità di impiegare una parte di dipendenti in un’altra casa di cura – così il rappresentante della funzione pubblica Cisl – alla Quisisana la situazione rischia di essere molto più problematica. E lì, in ballo, c’è il futuro di circa 130 lavoratori". Ponzuoli vuole vederci chiaro anche sui "veri responsabili di questa situazione. Stiamo assistendo – scandisce – a uno scaricabarile davvero inaccettabile, fatto sulla pelle dei lavoratori. Non possiamo davvero accettare una situazione come questa". Fermo restando che "quotidianamente riceviamo segnalazioni e chiamate da parte dei lavoratori che, preoccupati, si interrogano sul loro avvenire. A queste persone va data una risposta chiara e definitiva". Va da se che, qualora si dovesse arrivare al ricorso all’ammortizzatore sociale "chiederemo alle strutture – chiude – di aggiungere all’80% dello stipendio corrisposto in base alla cassa integrazione, il 20% mancante per arrivare alla pienezza del salario".