Il critico d’arte Vittorio Sgarbi
Il critico d’arte Vittorio Sgarbi

Ferrara, 2 gennaio 2016 - Nel bestiario personale di Vittorio Sgarbi c’è una parola ricorrente, sputata, con consapevole ironia, in ogni talk show o affidata ai post su Facebook, dove il critico d’arte è piuttosto attivo: ‘capre’. ‘Capre, capre, capre’. Capre diventa nello slang di Sgarbi il sinonimo di ignoranti o deficienti, dal latino deficiens, ossia ‘mancante’ dal punto di vista intellettuale, chiaramente. Qualche volte diventa anche l’appellativo con cui apostrofa il suo... gregge: «Capre, sono ancora qui», ha scritto su Facebook dopo l’operazione alla quale è stato sottoposto qualche settimana fa al Policlinico di Modena.

E se i più si fanno giustamente una risata assieme al professore, e tanti altri alzano il pollice più famoso del globo, ‘like’, qualcuno non sa prenderla con ironia. Si tratta dell’Aidaa, l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente, che ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Ferrara per verificare se l’uso spregiativo del termine ‘capra’ che il «critico d’arte usa a sproposito non sia un incitamento al maltrattamento di animali, oltre che un uso scorretto della lingua italiana. Nella descrizione della specie animale capra infatti si legge che la stessa è tra gli animali più intelligenti che esistano», così scrive l’Aidaa. Chiaramente una provocazione, come ammette Lorenzo Croce, firmatario della denuncia contro il professor Sgarbi, «fatta contro chi delle provocazioni ha fatto un modo di vivere e quindi a lui chiediamo oltre che di smetterla di usare impropriamente il nome capra come epiteto anche di andare a vivere tre giorni con i pastori e imparare pascolando le capre quanto sono intelligenti quegli animali».

LA REPLICA DI SGARBI - "Ringrazio l'Aidaa - spiega Vittorio Sgarbi in una nota diffusa dal suo ufficio stampa - condividendo pienamente le loro posizioni. Infatti, avendo evitato di legare al sostantivo capra qualunque aggettivo, ho sempre inteso 'capra' come un complimento, considerando di molto inferiori alcuni uomini. Suggerisco, comunque, all'Aidaa di fare un esposto anche contro Gesù Cristo che, identificandosi nel 'buon pastore', ha riconosciuto negli uomini le sue pecore".