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15 apr 2022

Siccità e cuneo salino nelle campagne "Se non piove le risaie sono ad alto rischio"

I produttori preparano il terreno per la semina, garantito il primo allagamento. Poi domina l’incertezza e c’è chi pensa di passare alla soia

mario bovenzi
Cronaca
IL RUOLO Massimo Piva, vicepresidente dell’associazione Cia-Agricoltori Italiani Ferrara
IL RUOLO Massimo Piva, vicepresidente dell’associazione Cia-Agricoltori Italiani Ferrara
IL RUOLO Massimo Piva, vicepresidente dell’associazione Cia-Agricoltori Italiani Ferrara

di Mario Bovenzi

Il terreno si sbriciola tra le sue mani e come polvere se lo porta via il vento. Così è ridotta la campagna di Massimo Piva, vicepresidente dell’associazione Cia-Agricoltori Italiani (Cia), 60 ettari coltivati a riso a Jolanda di Savoia. Uno scenario, simile ad un paesaggio lunare, che Piva non aveva visto mai a primavera. "Siamo riusciti grazie alla pioggia di qualche giorno fa – spiega – a preparare il letto della semina per il riso. Tra una decina di giorni si dovrà procedere al primo allagamento dei campi". Poi sarà un’impresa garantire quelli successivi se la siccità non allenterà la sua morsa. Tradotto, all’orizzonte c’è il razionamento dell’acqua per gli agricoltori con costi alle stelle per l’energia che servirà per azionare le pompe. "Se il quadro non cambia e spese e rischi saranno troppo alti – annuncia amareggiato – saremmo costretti a rinunciare a parte delle risaie per coltivare soia". La siccità ha colpito duro l’agricoltura e i suoi effetti sono ancora più pesanti per questo settore che vive di grandi quantitativi d’acqua. Un settore – nonostante le alte quotazioni sul mercato di qualità doc italiane come Arborio e Volano – ormai da anni in affanno. A parlare del resto sono i numeri che scandisce Emanuele Occhi, dirigente dell’area economica di Coldiretti nazionale. Nato a Codigoro, vive a Roma e dalla capitale volge lo sguardo verso la sua terra. "Nella provincia di Ferrara – sottolinea – le superfici coltivate a riso sono passate da 8mila ettari nel 2010 a 5mila, le imprese agricole nello stesso periodo sono scese da 270 alle attuali 130". Una ricchezza made in Italy che rischia di andare perduta sotto i colpi di u clima sempre più pazzo. " E’ importante ribadire – riprende – che la presenza di questa coltivazione nel nostro territorio e dell’insieme di canali e argini assicura il mantenimento dell’acqua per un lungo periodo dell’anno e in una stagione, quella estiva, costituendo il naturale rifugio per molte specie avicole destinate, diversamente, a migrare in altri ambienti. La risaia è un fondamentale ecosistema artificiale oltre ad essere importante da un punto di vista produttivo ( Italia è leader a livello europeo). La sua grande varietà e ricchezza di forme viventi contribuisce alla salvaguardia della biodiversità". E’ preoccupato Piva, per quella distesa arida che ha davanti agli occhi ed anche per un effetto quantomai temuto. Quello del cuneo salino. "Il Po è secco, la falda è bassa – spiega – le condizioni ideali per la risalita del cuneo salino. Abbiamo visto gli effetti nella zona di Porto Tolle dove il riso è diventato giallo, rischiamo di essere i prossimi ad essere colpiti". Le sue ansie sono condivise da tanti agricoltori che coltivano riso. Emanuele Massarenti, risicoltore con terreni a Mezzogoro, ha una cinquantina di ettari. La sua vita è in quei campi. "Una primavera così – dice – in 40 anni che faccio questo lavoro non l’avevo mai vista. Siamo riusciti a preparare il terreno e il consorzio di Bonifica ci ha garantito il primo allagamento per la semina". Poi sarà l’incertezza a gettare le carte sul tavolo. La preoccupazione si traduce con una parola: razionamento. "Se non piove saranno problemi grossi – afferma –, il razionamento costringe a fare delle scelte. Tra l’altro se per dare acqua sarà necessario attivare gli impianti elettrici i costi alla fine ricadranno su di noi". Sono scure le nubi all’orizzonte, scure di rabbia. Tra preghiere alla provvidenza e chi vorrebbe fare ricorso alla danza della pioggia.

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