FRANCESCO FRANCHELLA
Cronaca

Sisma 2012, la cattedrale ferita. Ciak, si gira il dolore e la speranza

Folla alla proiezione del documentario ‘Tesori nella pietra’, ideato da monsignor Manservigi e Barbara Giordano

Ogni città ha i suoi presidi monumentali: punti di riferimento ideali, prima che architettonici. Quanti ferraresi hanno un’immagine incorniciata dei propri figli, dei propri nipoti seduti sui leoni del sagrato della Cattedrale di Ferrara? Certo, sedere un bambino su uno dei beni monumentali più antichi della città per scattargli una foto non è certo il massimo del senso civico. Eppure, in quel gesto c’è un sentimento di appartenenza alla collettività, ma anche di possesso dei simboli di quella collettività. Per Ferrara, la Cattedrale – al pari del Castello – è un simbolo. Così, quando, il 20 maggio 2012, il terremoto ha colpito l’Emilia, don Stefano Zanella, che ancora non era direttore dell’Ufficio Tecnico-Amministrativo diocesano, si è subito recato in Duomo, con il cuore (comprensibilmente) in gola. "Non c’erano danni evidenti… ", ha spiegato martedì sera al cinema Santo Spirito, davanti a una folta platea, accorsa per assistere alla proiezione del documentario ‘Tesori nella pietra’, ideato e diretto da monsignor Massimo Manservigi e da Barbara Giordano, con musiche di Giorgio Zappaterra.

"Erano crollati pezzi di intonaco, c’era qualche crepa, ma la Cattedrale non sembrava aver vissuto il sisma". Un fotogramma romantico, quest’ultimo. Il principale punto di riferimento della città, il più antico, nato nella pietra quando le case erano in legno, era uscito intoccato dallo stesso sisma che ha fatto precipitare, per esempio, la statua della Vergine di Santa Maria in Vado, che ha colpito con violenza il Castello, che ha distrutto interi paesi: la storia più antica che sopravvive ai drammi del presente. Romantico, sì. Ma illusorio. Alla prova dei fatti, la Cattedrale è rimasta chiusa dal 2018 al 2023, quando un’esposizione sul cantiere in atto ha permesso a più di 70mila visitatori di accedervi dopo cinque anni di attesa. Di nuovo chiusa per gli ultimi lavori, la Cattedrale, il prossimo 23 marzo, riaprirà al culto, come prima, ma anche diversa da prima. C’è, infatti, un altro aspetto da considerare, un aspetto molto emiliano-romagnolo e ben evidenziato da Zanella, che nel cantiere ha messo corpo e anima: la capacità di trovare un’occasione anche nelle avversità. "I lavori – prosegue Zanella – ci hanno permesso di comprendere i segreti che la cattedrale riservava, perché prima non ci eravamo resi conto di come fossero riusciti a trasformare l’edificio dall’assetto romanico a quello odierno". Natale 2019. Un operaio che lavora a un pilastro comincia a chiamare, lacrime agli occhi, il direttore dell’ufficio diocesano. Grida, non crede ai suoi occhi: un volto è emerso dal passato. Un capitello romanico, "un grifone con gli occhi che sembrano appena scolpiti". Momenti irripetibili, che il documentario di Manservigi ha comunque reso al meglio, riuscendo a trasmettere la commozione di quell’operaio. "In cinque anni, nel cantiere, si è realizzata una trasformazione che andava documentata", dice il monsignor regista presentando il documentario di 27 minuti, in cui vengono mostrate le varie fasi di recupero dei pilastri romanici, cinque dei quali saranno ancora visibili – lì, dove la storia li aveva lasciati –, una volta riaperto il monumento. Gli altri, invece, per non impedire la visione unitaria della Cattedrale, sono stati coperti da pannelli, comunque rimuovibili a vantaggio degli studiosi. Perché ora, e più di prima, ci sarà bisogno di studiosi che si interessino a una storia ancora da scoprire. Che si interessino della genesi dei capitelli e della gente che li ha prodotti. "Quell’umanità è sparita ed è rimasta la pietra, ma senza quell’umanità non ci sarebbe la pietra", sintetizza Manservigi, alimentando un viaggio la cui prima tappa, la riapertura del Duomo, è ormai alle porte.