Il vaccino russo «Sputnik V» non è ancora stato autorizzato per l’Italia: ma a San Marino un terzo della popolazione ha ricevuto la somministrazione
Il vaccino russo «Sputnik V» non è ancora stato autorizzato per l’Italia: ma a San Marino un terzo della popolazione ha ricevuto la somministrazione
Se nella corsa allo spazio era l’arma principale dei sovietici contro la Nasa, nella lotta al Covid lo Sputnik – stesso nome del satellite mandato in orbita la prima volta nel 1957 – potrebbe risultare invece un valido alleato a livello mondiale. E nella sperimentazione dell’efficacia del vaccino russo entra da protagonista anche l’Università di Ferrara, che con le équipe coordinate da Michele Rubini e Stefano Pelucchi del Dipartimento di Neuroscienze, sta collaborando con l’Istituto di Sicurezza Sociale di San Marino e con lo Spallanzani di Roma. In particolare, spiega Rubini, "il team di Unife sta operando una valutazione qualitativa e quantitativa della risposta anticorpale prodotta dall’organismo dopo la somministrazione del vaccino". Lo Sputnik, con il quale è in corso la...

Se nella corsa allo spazio era l’arma principale dei sovietici contro la Nasa, nella lotta al Covid lo Sputnik – stesso nome del satellite mandato in orbita la prima volta nel 1957 – potrebbe risultare invece un valido alleato a livello mondiale. E nella sperimentazione dell’efficacia del vaccino russo entra da protagonista anche l’Università di Ferrara, che con le équipe coordinate da Michele Rubini e Stefano Pelucchi del Dipartimento di Neuroscienze, sta collaborando con l’Istituto di Sicurezza Sociale di San Marino e con lo Spallanzani di Roma. In particolare, spiega Rubini, "il team di Unife sta operando una valutazione qualitativa e quantitativa della risposta anticorpale prodotta dall’organismo dopo la somministrazione del vaccino".

Lo Sputnik, con il quale è in corso la vaccinazione dei residenti dello Stato del Titano, come noto non è stato ancora introdotto in Italia; il percorso autorizzativo da parte dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, è entrato da marzo nella fase della cosiddetta ’revisione continua’. Preludio, come è stato per Pfizer, Moderna e AstraZeneca, all’utilizzo sulla popolazione. "In generale sappiamo che Sputnik V è un vaccino che funziona molto bene – prosegue Rubini –: oltre che a San Marino è utilizzato in Argentina, Bielorussia, Ungheria, Serbia ed Emirati Arabi Uniti". In Italia ci sarebbe addirittura un sito produttivo, nel Milanese, già adeguato agli standard produttivi; ma fino a quando non arriverà il via libera da Ema e Aifa, il vaccino russo non potrà essere utilizzato. Entrando nel merito dello studio che coinvolge Unife, il team estense dovrà valutare sia la quantità di anticorpi ’anti-spike’ prodotti, sia la qualità degli stessi, cioè il contenuto reale di anticorpi capaci di neutralizzare il Coronavirus.

"L’importanza di questo studio – prosegue Rubini – va vista anche in prospettiva; quando anche lo Sputnik dovesse essere autorizzato, ci troveremmo in condizioni di disporre di una gamma di vaccini, tutti validi e assolutamente sicuri, che oltre a garantire una copertura più capillare e rapida della popolazione, permetterebbe anche di utilizzare quello più calibrato rispetto alle caratteristiche dei singoli cittadini, e speriamo anche in relazione alle varianti che, inevitabilmente, si creano con la circolazione di qualsiasi virus". La cooperazione tra Unife e Repubblica di San Marino si colloca nel contesto dell’accordo di collaborazione siglato tra le due parti nell’autunno scorso e si affianca alla attività di ricerca sulla genetica della suscettibilità a sviluppare Covid-19 avviata lo scorso anno da Rubini e da Massimo Arlotti, infettivologo dell’Istituto per la Sicurezza Sociale di San Marino.

"Il nostro gruppo di ricerca, che è armonicamente costituito sia da otorinolaringoiatri che da genetisti, opererà sia sul Titano, che a Ferrara – spiega Rubini –. A San Marino, affiancandosi agli operatori della vaccinazione con Sputnik V, gestirà la raccolta e la conservazione dei campioni biologici, i quali verranno poi inviati nei laboratori del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione per le analisi molecolari di valutazione della carica virale e le indagini genetiche”.

Mentre l’Ist. Spallanzani si occuperà principalmente di dare una valutazione dell’efficacia del vaccino Sputnik V in termini di capacità di evocare la produzione di anticorpi anti-coronavirus, “il gruppo di ricerca dei professori Pelucchi e Rubini si focalizzerà prevalentemente sui casi di infezione da coronavirus che dovessero svilupparsi successivamente alla vaccinazione, con l’obiettivo di valutare la capacità di Sputnik V di contrastare la replicazione del coronavirus e di agire contro sue diverse varianti".

Collaborazione a tutto campo, dunque; e del resto, chi ricorda le missioni spaziali sa anche qual è il significato italiano della parola Sputnik. ’Compagno di viaggio’, la traduzione letterale: e mai come contro il Covid l’alleanza e la vicinanza è fondamentale.

Stefano Lolli