NICOLA BIANCHI
Cronaca

Volò giù dall’ospedale, striscione sul municipio di Ferrara: "Giustizia per Leo"

Il Comune si schiera con la famiglia di Leonardo Riberti. Il papà: “La giustizia non deve essere divisiva ma unione di valori per la comunità. Grande gesto per noi”

Leonardo Riberti, 21 anni, morì precipitando da una finestra dell’ospedale Maggiore di Bologna. A destra, il cartello per Leonardo

Leonardo Riberti, 21 anni, morì precipitando da una finestra dell’ospedale Maggiore di Bologna. A destra, il cartello per Leonardo

Ferrara, 10 gennaio 2024 – Appeso sulla torre dell’orologio del pieno centro di Ferrara, da ieri campeggia uno striscione arancio. Recita: "Giustizia per Leo". All’anagrafe Leonardo Riberti, 21 anni rugbista, morto il 21 giugno 2022 al Maggiore, precipitando da 15 metri.

"Dissero subito – chiosa papà Davide, avvocato – che si trattava di un suicidio ma fin dai primi momenti troppe cose non tornavano. Abbiamo una finestra mai sottoposta a sequestro, non tutte le immagini sono state tenute in considerazione. Quella notte Leo fuggì ma doveva essere tenuto sotto controllo".

Una morte che ancora oggi attende la verità e dove i punti da chiarire restano tanti. E mentre nei prossimi giorni si celebreranno due udienze distinte, dalla parte della famiglia Riberti si schiera apertamente il sindaco Alan Fabbri. Sua, infatti, la decisione dello striscione: "Il Comune – dice –, con un piccolo ma significativo gesto, continuerà nella lotta per far emergere la verità su questo tragico evento".

E il primo "grazie" arriva dall’avvocato dei Riberti, Fabio Anselmo, più che probabile competitor dello stesso Fabbri nella corsa alle prossime elezioni amministrative: "Apprezzo la sua solidarietà – dice –, un segno di grande vicinanza".

Un gesto sottolineato anche da papà Riberti: "La giustizia dovrebbe essere sempre sopra ogni cosa, al di là delle influenze politiche. Servirebbe una grande unione di valori verso la comunità e oggi questo gesto per la nostra famiglia, la cui esistenza si è fermata per sempre a quella maledetta notte, è un segnale enorme".

Per la morte del ragazzo ci sono tre persone sotto la lente della Procura di Bologna per presunte inadempienze. Una, la responsabile del servizio diagnosi e cura della Psichiatria universitaria del Sant’Anna, il 19 gennaio attende la decisione del gup sulla richiesta di rinvio a giudizio.

Per gli altri due, un medico e un’infermiera del Maggiore, subito dopo essere stati iscritti nel registro degli indagati è stata chiesta l’archiviazione.

La quale però dovrà passare da un’udienza di opposizione, fissata per domani. Perché il caso Riberti, tuona la famiglia, "non deve essere archiviato".

Leo venne ricoverato il 18 giugno di due anni fa all’ospedale di Cona per "uno scompenso psicotico in disturbo di personalità".

Un paziente problematico e da tenere ben monitorato. Due giorni più tardi ingoiò una pedina del gioco ’Forza 4’ che "gli resterà bloccata nello sfintere esofageo superiore" e per questo fu trasferito d’urgenza al Maggiore per essere operato. Alle 23.08 uscì dalla sala operatoria, poco dopo tornò in reparto e da lì tentò due volte di fuggire.

La prima venne bloccato, la seconda, "trovato vagante e in stato confusionale sui tetti del primo piano del Maggiore", fu fatale. "Vogliamo un processo – chiude il padre –, vogliamo la verità".