I fatti sono successi nel novembre del 2018 all’ospedale di Cona
I fatti sono successi nel novembre del 2018 all’ospedale di Cona

Ferrara, 18 ottobre 2019 - Ha staccato il respiratore a una paziente sua vicina di stanza perché era infastidito dal rumore di un macchinario. Peccato che quello strumento medico, per la vittima dell’accaduto, fosse un apparecchio salvavita. È solo grazie al tempestivo intervento di una infermiera del reparto che questa vicenda non ha avuto un epiologo tragico. Del caso, accaduto nell’autunno del 2018, si è iniziato a discutere ieri mattina in tribunale. A processo per la vicenda è finito un uomo di 51 anni. L’accusa formulata nei suoi confronti è tentato omicidio. I fatti al centro del procedimento sono avvenuti nel novembre del 2018 all’ospedale di Cona. L’uomo si trovava ricoverato per un problema polmonare. Una notte, infastidito dal rumore prodotto dal respiratore dell’anziana vicina, si è alzato, ha raggiunto la camera in questione e, dopo aver chiuso la porta, ha staccato la spina. Il macchinario, senza più alimentazione, si è fermato ma fortunatamente la situazione di pericolo non è durata molto. Un’infermiera, vedendo la porta chiusa nella stanza dell’anziana paziente, si è insospettita.

Andando a vedere che cosa stesse accadendo, si è trovata davanti l’imputato con ancora in mano la presa della corrente. Un comportamento per il quale ora l’uomo si trova in carcere. La versione della difesa è che quella notte il 51enne non fosse in sé. «Il nostro consulente – ha spiegato l’avvocato Stefano Tubi – ha appurato che il mio assistito soffre di una patologia che in determinati momenti fa scemare la sua capacità di intendere. Ha quindi agito in completa incoscienza, scambiando quel macchinario per qualcosa d’altro». Un aspetto che il tribunale vuole approfondire attraverso una doppia perizia. La prima è di tipo sanitario. Il collegio, presieduto dal giudice Piera Tassoni, ha infatti disposto un accertamento medico sulle sue condizioni di salute al fine di verificare la loro compatibilità con la detenzione carceraria.

La seconda perizia è di tipo psichiatrico. L’incarico è stato affidato al dottor Sergio Isacco, il quale sarà chiamato a stabilire quali siano le condizioni dell’imputato e se sia o meno parzialmente o completamente incapace di intendere e di volere. Si cercherà inoltre di capire se fosse nel pieno delle sue facoltà al momento dei fatti. Formulato il quesito, al perito è stato assegnato il tempo necessario per portare a termine la propria relazione. Sulla base di quanto stabilirà il tecnico si valuteranno le condizioni dell’imputato e la sua capacità di intendere nel momento in cui si è alzato dal letto e si è recato nella stanza della vicina per staccare la spina del macchinario salvavita rischiando così di ucciderla.