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25 gen 2022

Fa la terza dose negli Usa. "In Italia non mi viene riconosciuta"

Ferrara, il 42enne Julio Vazquez si è vaccinato il 31 dicembre a Houston dove si trovava per salutare la sorella. Pochi giorni fa il Ministero della Salute gli ha comunicato che il suo green pass scadrà il 1 febbraio

chiara caravelli
Cronaca
Il 42enne messicano Julio Vazquez, da quindici anni residente a Ferrara, lavora nella parte digitale
Il 42enne messicano Julio Vazquez, da quindici anni residente a Ferrara

Ferrara, 25 gennaio 2022 - L’America è lontana, dall’altra parte della luna. E lontano sembra essere anche il momento in cui Julio Vazquez, 42enne messicano da quindici anni residente a Ferrara, vedrà riconosciuto il suo vaccino a stelle e strisce. Partito il 22 dicembre scorso per andare a trovare la sorella a Houston, in Texas, Julio decide di prenotare la terza dose negli Stati Uniti dopo aver controllato che, una volta tornato in Italia, la sua vaccinazione sarebbe stata riconosciuta. Lunedì la triste scoperta: il Ministero della Salute gli comunica tramite un sms che la sua certificazione verde dal 1 febbraio non sarà più valida.

Che cosa è successo una volta rientrato in Italia?
"Dopo essermi vaccinato a Houston il 31 dicembre scorso, ho provveduto a cancellare la mia prenotazione per la terza dose in Italia prevista per il 3 gennaio. Dopodiché ho caricato tutta la documentazione, compreso il certificato di avvenuta vaccinazione rilasciato dalla farmacia americana, sul Fascicolo sanitario elettronico credendo non ci fossero problemi, ma così non è stato".

Non ha ancora ricevuto il nuovo green pass?
"Assolutamente no. Da quando sono tornato (il 5 gennaio, ndr ) non mi è più stato detto niente, fin quando lunedì ho ricevuto un messaggio dal Ministero della Salute nel quale mi avvisavano che il mio green pass sarebbe scaduto il 1 febbraio e che per rinnovarlo avrei dovuto fare la dose di richiamo".

Per quale motivo ha scelto di vaccinarsi negli Stati Uniti?
"Per una semplice questione di comodità. Nelle settimane prima di Natale i contagi iniziarono a salire abbastanza velocemente e sempre più persone chiedevano tamponi o dosi booster. Ho visto che in America i tempi erano più stretti e ho deciso di vaccinarmi. In questo modo sarei anche tornato in Italia con una protezione in più".

E invece per il sistema sanitario italiano la sua terza dose non risulta.
"Esatto e non ne capisco il motivo. Prima di prenotare il vaccino a Houston mi sono informato, perché non volevo rischiare di ritrovarmi in questa situazione. Dopo aver letto che la mia dose di richiamo sarebbe stata riconosciuta, ero tranquillo. Tra l’altro io ho fatto Pfizer, non uno di quei vaccini che il sistema italiano non accetta".

In queste settimane ha provato a contattare l’Ausl?
"No, perché credevo si trattasse dell’ennesimo ritardo nel rilascio delle certificazioni. Non ero preoccupato, fin quando ovviamente non mi sono visto arrivare quel messaggio. Come gli altri, anche io ho bisogno del green pass per poter vivere la mia vita normalmente, ma soprattutto mi serve per lavorare. Ho fatto tutto ciò che dovevo fare ed è giusto che il mio vaccino venga riconosciuto, come se lo avessi fatto qui".
 

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