di Federico Malavasi Non voleva che uscisse di casa né che imparasse l’italiano. E se sgarrava erano botte. L’inferno, per una donna pachistana di 44 anni, è iniziato dieci anni fa. Proprio nel momento in cui si è sposata con il marito, un connazionale di cinquant’anni. Quello che avrebbe dovuto essere il giorno più bello della sua vita si è invece rivelato la porta di accesso a un incubo dal quale, finora, non aveva mai trovato il coraggio di svegliarsi. L’ultima aggressione in ordine di tempo, avvenuta nei giorni scorsi, l’ha spinta a raccogliere il coraggio a quattro mani e, finalmente, a parlare. Dal racconto...

di Federico Malavasi

Non voleva che uscisse di casa né che imparasse l’italiano. E se sgarrava erano botte. L’inferno, per una donna pachistana di 44 anni, è iniziato dieci anni fa. Proprio nel momento in cui si è sposata con il marito, un connazionale di cinquant’anni. Quello che avrebbe dovuto essere il giorno più bello della sua vita si è invece rivelato la porta di accesso a un incubo dal quale, finora, non aveva mai trovato il coraggio di svegliarsi. L’ultima aggressione in ordine di tempo, avvenuta nei giorni scorsi, l’ha spinta a raccogliere il coraggio a quattro mani e, finalmente, a parlare. Dal racconto della donna è scaturito un primo provvedimento, cioè l’ammonimento del questore. Cesare Capocasa, alla luce dell’accaduto e valutati gli elementi raccolti dagli investigatori subito dopo i fatti, ha intimato all’uomo di "desistere da comportamenti e atti che possano mettere in pericolo l’incolumità e la sicurezza fisica e psicologica della donna". Il marito è stato inoltre informato sull’attività dei centri di recupero e i servizi sociali disponibili sul territorio per "favorire il suo pieno recupero". Insomma, l’ammonimento del numero uno di palazzo Camerini è intervenuto a porre un freno a violenze domestiche che si consumavano da tanto, troppo tempo e nel silenzio più assoluto.

L’episodio che ha scoperchiato il ‘vaso di Pandora’ sul vissuto della malcapitata risale a non molti giorni fa. Tra marito e moglie è scoppiato un -litigio (l’ennesimo) per motivi banali. All’improvviso lui ha perso il controllo e l’ha afferrata per il collo. Non contento l’ha strattonata con violenza, provocandole alcune ferite. L’immediato intervento dei soccorritori ha acceso un faro su quanto si stava verificando tra quelle mura. La malcapitata è infatti crollata, ripercorrendo a ritroso anni e anni di violenze e vessazioni. La 44enne ha raccontato di essersi sposata dieci anni fa e di essere da diverso tempo vittima di angherie, vessazioni e violenze fisiche da parte del coniuge. Tra le altre cose, il marito violento cercava di tenerla sempre in casa e non voleva che imparasse la lingua, impedendole di fatto di integrarsi nel nostro Paese. Dopo l’ultimo litigio finito a botte, la malcapitata è stata soccorsa e portata al pronto soccorso dell’ospedale di Cona. Dopo essere stata medicata è stata dimessa con una diagnosi di "cervicobrachialgia bilaterale e reazione da stress in violenza da parte del marito". Le sue ferite sono state giudicate guaribili in cinque giorni.

Alla luce dell’ultimo episodio di violenza domestica, il questore Capocasa ci ha tenuto a lanciare un ulteriore appello alle donne vittime di questo tipo di abusi. "Rompete l’isolamento e la vergogna – ha detto il numero uno di palazzo Camerini –. Uscite dal silenzio e denunciate". La vergogna è infatti una componente che gioca un ruolo importante nella mancata denuncia delle violenze domestiche. Spesso infatti, le vittime tendono a colpevolizzarsi o a giustificare l’ingiustificabile. Una impasse che deve essere superata per mettere fine a quell’inferno che tante, troppe donne vivono quotidianamente tra le mura della propria casa.